Da uno studio del MiBAC: gli italiani i più creativi

La nostra famosa creatività, tanto esaltata nei secoli, potrebbe essere un mito logorato al quale ormai soltanto noi italiani facciamo ancora finta di credere. Una funambolica illusione per sentirci ancora un modello, per tenere il passo con gli altri paesi che ci vedono da lontano. Oppure un capro espiatorio su cui far gravare e, in un certo senso, demistificare i tanti problemi che affliggono il nostro Paese. Eppure, secondo uno studio realizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si tratta di un vero e proprio macrosettore. “In Italia il macrosettore delle industrie culturali supera nel 2004, seppur di poco, il 9% del Pil e impiega più di 2,5 milioni di addetti: è tra i più importanti al mondo, non si può più ignorare nella sua unità e nel suo valore strategico.” Affermazione illuminante questa di Walter Santagata, professore di Economia dei beni e delle attività culturali presso l’Università di Torino.

Il Libro Bianco sulla Creatività, redatto dalla commissione di studio incaricata nel novembre 2007 dal ministro Francesco Rutelli, è stato appena presentato al ministro Sandro Bondi, sarà disponibile a stampa nel prossimo autunno. Esso è articolato in 14 capitoli, per un totale di 400 pagine. Due i principali obiettivi sono: delineare il profilo di un modello italiano di creatività e produzione culturale, nella convinzione che si debba ritrovare la creatività per aiutare lo sviluppo economico e sociale del Paese e valorizzarne la posizione nel contesto internazionale. Inoltre, offrire un contributo alla conoscenza e definizione del settore delle industrie culturali che per la diffusione, trasversalità e immaterialità di molte sue componenti non ha nel nostro Paese una identità statistica chiara e ben percepita. Il capitolo finale del Libro Bianco contiene raccomandazioni e indicazioni di politiche culturali attuabili sia nel lungo periodo (18 decisioni fondamentali) sia nel breve periodo (72 azioni) e relative a città creative, design, moda, architettura, economia della conoscenza, pubblicità, cinema, tv, radio, editoria, industria del gusto, arte contemporanea, musica e patrimonio culturale.

L’urgenza dell’azione deriva dalla necessità di essere all’altezza della cultura materiale e umanistica del passato e di non perdere il contatto con la cultura tecnologica, materiale e l’industria dei contenuti del futuro. Il Libro Bianco sulla Creatività intende misurare una realtà poco conosciuta e capire il senso di un modello italiano di creatività. Il fine è passare da politiche di mera conservazione di cultura (tutela, restauro, gestione), a politiche di produzione di cultura, come selezionare i talenti creativi, aumentare il tasso di produzione di nuove idee, trasformarle in nuovi prodotti e distribuirli in tutto il mondo. Questo libro presenta una sintesi introduttiva di un più vasto lavoro collettivo sulla creatività e le industrie culturali in Italia, lavoro a cui il ministero per i beni culturali intende dare forza e respiro.

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