UE: in lotta contro la corruzione

Sanzioni contro i corrotti e maggiore impegno politico per far rispettare le norme esistenti: sono queste le due fondamentali azioni che l’Unione Europea chiede contro il dilagare della corruzione negli stati membri. Un’iniziativa decisa che si è resa necessaria, ancora di più, a causa della crisi economica che permea l’Europa: ogni anno, infatti, 120 miliardi di euro, pari all’1% del PIL dell’UE, scompaiono per questa causa.

E’ senza mezzi termini la risoluzione che il Parlamento europeo ha approvato nei giorni scorsi, consci che per sconfiggere il nemico, bisogna prima studiarlo con attenzione, senza averne paura: alla corruzione si attribuisce un ruolo importante nella crisi economica che perdura in Europa, per la sua capacità di distorsione dei mercati. Ma non solo: proprio il fenomeno corruttivo sarebbe ostacolo alla ripresa economica di alcuni stati membri e fondamentale causa di danno sociale, dato che la criminalità organizzata ricorre proprio alla corruzione per commettere altri reati gravi. Anche il mondo politico è chiamato in causa: nella risoluzione si evidenzia, nero su bianco, come manchi un fermo impegno a combattere la corruzione in tutte le sue forme.

Proprio per questo, l’azione UE sarà a 360°: il progetto partirà dalla ricerca di una definizione univoca del problema per tutti gli stati membri e passerà attraverso la determinazione di sanzioni da applicare uniformemente sul territorio europeo, consci del fatto che la corruzione sia un problema transfrontaliero e che, per questo, necessiti di una risposta chiara e globale. Tra le indicazioni date dal Parlamento europeo, quella della necessità di una maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie, in particolar modo quelle relative ai paradisi fiscali.

Se la politica, quindi, sembra solo timidamente occuparsi del problema, i cittadini europei sono ben consci della sua diffusione: i dati dell’Eurobarometro 2009  mostrano che, per quattro persone su cinque, il fenomeno corruttivo è un problema serio, amplificato anche dalla difficile ripresa economica.

Il dato italiano non è di certo un mistero:  Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, nella sua recente audizione alla Camera, ha dichiarato che “il fenomeno corruttivo rappresenta la terza fonte di danno erariale in ordine di importanza”. Un fenomeno che però viene combattuto strenuamente: nell’anno 2010, sono stati condannati per danni da reato contro la P.A. 90 agenti pubblici per una somma complessiva di oltre 32 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 5 milioni di euro per danni all’immagine. Nel corso del 2010, poi, son state emesse ben 350 sentenze, con condanne al pagamento di oltre 250 milioni di euro.

Per Giampaolino, un’indicazione per uscire dal circolo vizioso della corruzione esiste, ed è racchiusa nella forza di due parole: trasparenza e responsabilità, oltre ad un’importante azione di vigilanza da parte degli organi competenti.

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