Conti correnti e conti deposito, nuove tutele dall’UE

L’attenzione al risparmio sta diventando una caratteristica primaria di tantissimi consumatori che, per sapere i propri soldi al sicuro, si impegnano nel confronto dei prodotti per trovare il conto corrente più rispondente alle loro esigenze. Oltre all’esigenza di fare economia e veder tutelato il proprio gruzzolo, però,il consumatore è anche interessato al fatto che i suoi diritti vengano rispettati dagli istituti bancari e che il suo denaro non sia messo a rischio da politiche di investimento rischiose.

Proprio su questi ultimi due punti l’Ue sta concentrando tutta la sua attenzione e il suo impegno legislativo. Infatti, dopo l’approvazione, da parte del Parlamento Europeo, dell’obbligo per le banche di creare conti correnti di base, prosegue con altri provvedimenti l’interesse delle istituzioni europee per il settore bancario. Il 15 aprile 2014 infatti, il Parlamento Europeo ha approvato ben tre normative volte a salvaguardare i clienti e i contribuenti dai rischi di fallimento delle banche.

I primi due testi, in particolare, riguardano la ristrutturazione e la liquidazione delle banche in difficoltà, mentre il terzo impone che siano le banche, e non i contribuenti, a rimborsare i depositi correnti fino a 100 mila euro in caso di fallimento di un istituto di credito. Si tratta di misure che completano il sistema di vigilanza bancaria unica già in vigore e fanno compiere all’Ue un grosso passo in avanti sulla via della tanto attesa Unione bancaria.

Durante la crisi economica, le perdite finanziarie di molte banche sono state trasferite senza colpo ferire sul contribuente o sul correntista, lasciando il valore nominale delle banche stesse praticamente intatto: grazie al nuovo sistema di “Bail-in”, introdotto dalle nuove normative, si stabilisce invece che siano i proprietari della banca (gli azionisti) e i creditori ad assorbire le perdite di una banca, assolutamente prima di ricorrere a fonti esterne di supporto economico (compresi il denaro pubblico).

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Per arrivare a tale importante risultato il Parlamento Europeo ha dovuto ottenere concessioni sostanziali durante i colloqui con le banche e i Ministri delle finanze dei Paesi membri, presieduti da Elisa Ferreira (S&D, PT), soprattutto per l’istituzione di un unico fondo di risoluzione di 55 milioni di euro finanziato dalle banche.

Il testo approvato ha come obiettivo quello di ridurre notevolmente la possibilità che giochi di potere e azzardate operazioni finanziarie possano bloccare le misure da adottare per la liquidazione delle banche, oltre che garantire l’istituzione rapida del Fondo e che esso venga utilizzato in modo equo.

Il compromesso stipulato dall’Ue con i Ministri delle Finanze è stato fatto allo scopo di limitare l’ingerenza della politica: qualora una banca si dovesse trovare in difficoltà, le decisioni da prendere dovranno essere basate esclusivamente su considerazioni tecniche, evitando di esercitare pressioni politiche. Tutto questo ovviamente per consentire una risposta più equa, rapida e a costi minori per i contribuenti alle eventuali crisi degli istituti di credito.

I documenti approvati sulla ristrutturazione e la risoluzione delle banche in difficoltà, visto anche la politica di giusta spending review, hanno collegato qualsiasi utilizzo di denaro pubblico a procedure estremamente rigorose. Inoltre, come anticipavamo, le norme vogliono tutelare soprattutto i correntisti e i clienti degli istituti di credito.

La nuova garanzia sui depositi, ad esempio, permette ai depositanti di ottenere il rimborso dei soldi perduti a causa del fallimento della banca molto più velocemente, oltre a introdurre l’obbligo per gli istituti di credito di istituire dei sistemi di garanzia con denaro reale e fondi appositi.

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