Censimento 2018, ovvero: a cosa ci servono i dati?

Censimento 2018 Istat

Dopo più di un secolo di censimenti condotti con cadenza decennale, Istat ha avviato una nuova modalità di indagine dando il via ai censimenti permanenti. Le novità del Censimento 2018 vanno contestualizzate all’interno di questo nuovo indirizzo e offrono interessanti spunti di riflessione. Per esempio: quanto sono importanti i dati oggi? E perché la loro accessibilità può esserci utile?

Verso la fine degli anni ’60 negli Stati Uniti usciva “Precision journalism”, un saggio di Philip Meyer destinato a offrire al giornalismo nuovi campi di sviluppo e di indagine. Giornalismo di precisione, Data Driven Journalism, giornalismo scientifico (in Francia): i nomi che sono stati attribuiti a questo ramo sono diversi ma le differenti sfumature convergono in alcuni capisaldi di base, cioè nel metodo scientifico e nell’uso di un rigoroso set di dati che nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicati con il progressivo emergere degli Open Data. La corrente americana si è così diffusa negli anni in diversi paesi (il Brasile è stato uno dei primi) e oggi nell’ambito della grande sfida rappresentata dal dilagare delle fake news e dalla crisi di credibilità del giornalismo, la disponibilità di dati sempre più capillari costituisce uno strumento di importanza fondamentale. Anzi, un’arma.

Non è solo ai giornalisti, però, che servono i dati. Un’indagine di Ipsos Mori chiamata “Perils of Perception” (Il pericolo della percezione), viene condotta annualmente nei diversi paesi del mondo, l’ultima risale al 2017, per verificare il gap esistente tra dati reali e percezione della realtà. L’indagine ha naturalmente coinvolto anche la realtà italiana: i suoi risultati sono stati messi a confronto con i dati disponibili nel nostro Paese, tra cui quelli di Istat, evidenziando alcuni elementi molto interessanti. Ecco un paio di esempi: secondo il campione di italiani intervistato, la percentuale di disoccupati graviterebbe intorno al 49% mentre i disoccupati in Italia non sono superiori al 12% della popolazione (secondo i dati Istat). Analogamente, interrogati riguardo al numero di immigrati presenti in Italia, gli intervistati hanno parlato del 30%: secondo i dati reali, invece, gli immigrati costituiscono solo il 7% della popolazione. In linea di massima – a livello mondiale – l’indagine ha evidenziato un aspetto fondamentale: il fatto, cioè, che vediamo la realtà che ci circonda come molto peggiore di quanto essa sia.

È per questi motivi che il Censimento 2018 e la campagna di censimenti permanenti di Istat rappresentano una risorsa preziosa non solo per i giornalisti ma per i cittadini tout court. Per dirla in parole povere, l’unico elemento in grado di disinnescare i bias e i tic cognitivi che limitano la nostra percezione del reale sono i dati. In questo senso, basta dare un’occhiata al sito dell’Istat per rendersi conto che abbiamo a disposizione una vera e propria miniera d’oro a cielo aperto. Un tesoro, peraltro, paradossalmente ignorato dalla maggior parte delle persone.

Quanto ci conosciamo realmente? Se prendiamo come esempio uno dei temi citati dall’indagine di Ipsos Mori – cioè l’immigrazionei dati Istat aiutano a mettere a fuoco particolari che non conosciamo e che possono contribuire a modificare sensibilmente la nostra percezione della realtà in cui viviamo. Un dato importante, per esempio, riguarda l’età degli stranieri residenti in Italia: la fascia più ampia (38,3%) riguarda gli stranieri di età compresa tra i 35 e i 54 anni, seguiti a ruota da un 28,8% tra i 18 e i 34 anni. Si tratta quindi di una fetta di popolazione giovane, che potrebbe presumibilmente avere un peso limitato sul sistema sanitario e potrebbe – di contro – svolgere un ruolo positivo dal punto di vista contributivo. Per quanto riguarda il livello di istruzione, gli stranieri diplomati sono all’incirca un milione e mezzo, 448.000 di loro hanno una laurea o un post laurea. Quanto alla presenza di studenti stranieri nati in Italia all’interno delle scuole secondarie, la percentuale gravita intorno al 30%: il 38% di loro si sentono italiani.

La possibilità di raccogliere dati sempre più capillari rappresenta uno strumento notevole in termini di conoscenza reale del contesto in cui viviamo. In questa prospettiva, il Censimento 2018 rappresenta un ulteriore passo avanti. Il piatto forte della campagna consiste soprattutto in due aspetti: il coinvolgimento “attivo” della popolazione – importantissima, la condivisione delle finalità – e soprattutto la disponibilità dei dati raccolti. In questo senso, è interessante infatti considerare la strategia di comunicazione utilizzata da Istat tanto per condurre quanto per condividere il censimento creando engagement attraverso il sito censimentigiornodopogiorno.it realizzato ad-hoc per la campagna e la relativa pagina Facebook, oltre ai video contest dedicati, anche su Instagram.

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