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Centinaia di migliaia di posti nell'energia rinnovabile

E’ cominciato ieri a Berlino l’European Conference for Renewable Energy in occasione del quale gli stati membri dell’Unione europea analizzeranno gli sviluppi raggiunti dal mercato dell’energia rinnovabile e discuteranno prospettive e nuovi obiettivi da qui al 2020. Gli sviluppi dell’eolico, del fotovoltaico, delle minicentrali idroelettriche e del solare termico sono solo agli inizi ma le iniziative si moltiplicano di mese in mese.
Negli ultimi tre anni in tutta Europa sono stati 125 i progetti legati alle energie rinnovabili ed entro il 2010, ad esempio, la produzione di energia eolica più che raddoppierà (passerà dai 17,2GW del 2001 ai 40 Gw del 2010).
In questi anni le politiche energetiche stanno attraversando profonde mutazioni, sia per l’implementazione del protocollo di Kyoto sia per l’attuazione delle direttive europee che hanno fissato obiettivi definiti da raggiungere entro il 2010: il 12% di energia rinnovabile sul consumo complessivo, il 22% di elettricità verde e il di 5,75 per il biogas.
Secondo il libro bianco europeo sulle energie rinnovabili il settore, entro il 2010, potrà creare da 500 a 900 mila nuovi posti di lavoro. La nuova occupazione – dice Sergio Adami, responsabile per le energie da fonti rinnovabili per Enel Green Power – si avrà soprattutto “nei ruoli organizzativi, nella progettistica e nel campo tecnico”.
Certo le energie rinnovabili sembrano offrire soluzioni complementari alle fonti tradizionali. Non in tutte le aree si può realizzare quello che è stato compiuto nella regione spagnola della Navarra, area con 550 mila abitanti, dove l’eolico nel 2002 rappresentava il 55%.
Va detto anche che i sindacati europei temono, soprattutto i rappresentanti tedeschi (la Germania è il paese con le più grandi miniere di carbone e lignite), che il passaggio guidato all’energia rinnovabile metta a rischio molti posti di lavoro ‘tradizionali’. Il libro bianco sulle energie rinnovabili prevede però un impatto netto occupazionale di sicuro segno positivo se verranno messi a punti strumenti di formazione permanente per una trasformazione delle competenze e capacità degli addetti “tradizionali”.

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