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Nuove direttive europee per attrarre i cervelli stranieri

L'UE approva nuove norme per favorire il lavoro qualificato e la sicurezza

Scritto da – 10 giugno 2009 – 00:00 Nessun commento

In tempo di elezioni del Parlamento europeo, di crisi economica, aumento della disoccupazione e di problemi sull’immigrazione, l’Unione Europea approva definitivamente due direttive comunitarie che tentano di aprire nuovi scenari di sviluppo e di garanzia su lavoro e sicurezza. I due provvedimenti corrispondono rispettivemente alla “blue card” e alle sanzioni previste per i datori di lavoro che utilizzano manodopera immigrata irregolarmente.
La prima consiste in un dispositivo normativo che agevola l’ingresso e la regolarizzazione di lavoratori extracomunitari altamente qualificati. Scopo della direttiva è quello di attrarre i “cervelli stranieri” in Europa, in considerazione del fatto che questi professionisti vanno a fare carriera prevalentemente in Australia (9,9%), Canada (7,3%) e USA. Solamente l’1,5% resta nei paesi dell’UE.
Sono previste quindi corsie preferenziali in termini di regolarizzazione del permesso di soggiorno e impiego attraverso contratti di lavoro stabiliti dalle norme nazionali dedicando molta attenzione alla verifica delle qualifiche presentate.
La direttiva prevede inoltre una serie di clausole per i professionisti, sopratutto operatori sanitari, che provengono da paesi in via di sviluppo, già in crisi di risorse umane qualificate.

In merito alla sicurezza sul lavoro e il contrasto allo sfruttamento della manodopera illegale, la direttiva europea, prescrive il controllo da parte dei datori di lavoro dello stato giuridico (cittadinanza, permesso, residenza) dei lavoratori assunti. Le indampienze verranno sanzionate sotto il profilo amministrativo e penale, insieme al pagamento dei contributi non versati allo Stato. Per i lavoratori irregolari è prevista l’assistenza da parte di enti terzi (sindacati, associazioni, ecc) e la possibilità di un permesso di soggiorno che faciliti la ricerca di lavoro regolare.

Sull’adempimento alle Direttive da parte dei paesi membri, non sono previste sanzioni, ma l’obbligo di stilare un rapporto annuale alla Commissione sui controlli effettuati.

 

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