Le buone notizie sono più virali delle cattive

Uno dei manifesti di BuoneNotizie.it (2005)

Uno dei manifesti di BuoneNotizie.it (2005)

Chi ha detto che le cattive notizie sono più attraenti di quelle positive? Uno studio effettuato dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania ha ribaltato questo luogo comune. La ricerca è stata condotta osservando le preferenze dei lettori del New York Times sugli articoli più segnalati tramite e-mail. E sono proprio le notizie che trasmettono emozioni positive le più inviate ad amici o colleghi, purché abbiano anche un certo livello di approfondimento, serietà e soprattutto utilità. Le notizie di salute, infatti, sono tra le più inviate. Quasi nessuna traccia invece per le notizie di gossip.

Il mondo sta veramente cambiando? Forse no, ma il modo di comunicare, che fino ad oggi sembrava averci imposto delle regole apparentemente salde (tra le più note quella delle 5 esse: sangue, sesso, scandali, soldi e sport) probabilmente sì. Non è un caso se negli ultimi anni iniziative come BuoneNotizie.it hanno preso vita sia in Italia che all’estero sotto forma di blog, siti o testate giornalistiche, più o meno riuscite.

Maggiori approfondimenti sulla ricerca dell’Università della Pennsylvania sono disponibili anche su ilsole24ore.com e corriere.it.

 

Nessun Commento

  • Giovanni scrive:

    Felice di averVi trovato…

  • Silvio Malvolti scrive:

    Un nuovo studio effettuato dai ricercatori di Eurodap, l’associazione europea disturbi da attacchi di panico, conferma che i disturbi legati all’ansia sono causati anche dai mezzi di informazione che ci servono quotidianamente notizie troppo orientate al negativo. Leggi:

  • […] Dopo aver letto uno di questi sei diversi articoli, agli intervistati è stato chiesto di rispondere a un sondaggio su quanto avevano letto. I risultati dello studio hanno mostrato che i soggetti a cui era stato presentato l’articolo con un approccio alla soluzione al problema, una volta letto il pezzo, avevano la chiara percezione di sentirsi più informati e interessati all’argomento, a differenza di quelli cui era stato chiesto di leggere la storia senza approccio costruttivo. Oltre a ciò, i ricercatori hanno notato che le persone a cui è stato chiesto di leggere “storie costruttive” non solo si sentivano più ottimiste, ma erano anche più propense a cercare altre storie che avessero lo stesso approccio, approfondire quanto letto e -molto importante per editori e inserzionisti- condividere la notizia sui canali social. Non è una novità, se ricordiamo che  qualche anno l’Università della Pennsylvania aveva già condotto uno studio simile sulle notizie positive. […]

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