Caltanissetta, paese rimane senza pediatra: ex-primario si offre per assistenza gratuita

A Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, il pediatra viene trasferito e oltre 700 bambini restano senza assistenza medica. Subito scattano le proteste di centinaia di genitori, che rivolgono un appello ad Azienda Sanitaria Provinciale, Comune e associazioni locali affinché il posto vacante venga assegnato al più presto.

L’appello non cade nel vuoto, ma viene accolto dal dottor Puccio Dolce, ex primario di pediatria in pensione, che si offre gratuitamente come pediatra pro-tempore per garantire il servizio a circa 720 bambini: 320 (della fascia d’età 0-6 anni) residenti a Serradifalco e altri 400 nei Comuni limitrofi.

“Si è creata questa situazione”, ha spiegato Dolce al periodico “Vita”, “imbarazzante per il Comune e per tutta la Provincia, perché una collega è stata trasferita, ma senza essere sostituita. Il posto è risultato vacante, poiché i bandi per affidare una supplenza temporanea erano andati deserti. La Commissione Provinciale si è riunita da poco per aprire un nuovo bando e, stavolta, i candidati si presenteranno. Nel frattempo dovrò continuare ad occuparmene io: lo faccio volentieri, è un compito che porto avanti con gioia”.

DolceIn attesa che l’Azienda Sanitaria trovi un sostituto per il posto vacante, l’ex-primario di pediatria dell’ospedale di Canicattì (Agrigento) riceve i piccoli pazienti due volte alla settimana in alcuni locali del Municipio, messi a disposizione dal Comune di Serradifalco. “Il sindaco, su segnalazione dell’Auser mi ha offerto la possibilità di rimettere il camice dopo il mio pensionamento, avvenuto un anno e mezzo fa. Ho accettato spontaneamente, a titolo gratuito, perché so che c’è un gran bisogno di aiuto”.

E a chi loda la sua generosità, Dolce risponde: “Tutto questo clamore mi suona strano: in fin dei conti, stiamo solo parlando di un professionista in pensione, che mette a disposizione le proprie competenze”.

Comunque c’è un lato molto positivo in tutto questo”, ha sottolineato, “si sta creando un meccanismo di solidarietà, mi arrivano tante telefonate di persone disponibili a darmi una mano. Si è fatto avanti un collega neuropsichiatra e poi (questo mi ha fatto particolarmente piacere) tre studenti di medicina, desiderosi di darmi una mano, per imparare “i ferri del mestiere”.

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