Hotel 6 Stelle, in tv un docu-fiction che racconta lo stage di sei ragazzi down

Stagisti in albergo per quattro mesi e star della TV per sei settimane: questo è il “sogno diventato realtà” di sei ragazzi affetti da Sindrome di Down, che – a partire da ieri 17 febbraio – sono protagonisti indiscussi di “Hotel 6 Stelle”, in onda in seconda serata su Rai3.

Emanuele ha la passione per la cucina, Nicolas sogna di diventare direttore d’albergo, Edoardo non si intende di manutenzioni, ma ha una gran voglia di imparare, Martina è un po’pigra… e via dicendo : la trama di “Hotel 6 Stelle” è contenuta nel carattere di sei ragazzi down, che da lunedì prossimo animeranno gli schermi televisivi del Bel Paese. Ma cosa sarà esattamente “Hotel 6 Stelle”? Non un telefilm, né un documentario e neanche un reality, ma una docu-fiction: un nuovo esperimento televisivo, che tuttavia del reality adotterà alcune caratteristiche, come l’equa suddivisione in maschi-femmine, l’onnipresenza delle telecamere che seguiranno i ragazzi sul luogo di lavoro e l’incursione di vip, che servirà a introdurre l’irrinunciabile “effetto sorpresa”. Un esempio? John Peter Sloan – celebre attore e cantante rock, nonché autore di “Instant English” – che interverrà sul campo nei panni dell’estroso insegnante di inglese dei sei ragazzi.

“Hotel 6 Stelle” – prodotto da Magnolia e da Rai3 in collaborazione con l’Associazione Italiana Persone Down (Aipd) – rappresenta un unicum in Italia, ma non nel mondo: il docu-fiction, si ispira infatti alla serie svedese “Service with a smile”, un più che riuscito esperimento mediatico riadattato ad hoc per gli schermi italiani da Claudio Canepari.

Ma veniamo alla trama della fiction: la novità principale della serie, è in fatti proprio questa, il fatto che attinga a un’esperienza di stage realmente vissuta dai protagonisti. Emanuele, Nicolas, Edoardo, Martina, Benedetta e Livia stanno infatti per concludere un tirocinio di quattro mesi presso l’hotel Melià Roma Aurelia Antica: esclusivo e colossale set cinematografico, che fa parte di una catena alberghiera conosciuta in tutto il mondo. Per quattro mesi, i protagonisti di “Hotel 6 Stelle” – ragazzi di età compresa fra i 18 e i 31 anni, selezionati appositamente da Aipd – si sono cimentati in un impegnativo percorso di crescita, chi perfezionando ciò che già sapeva fare, chi sperimentandosi in ruoli e mansioni completamente nuovi.  Il tirocinio – per cui i ragazzi hanno ricevuto una remunerazione mensile di 400 euro – si concluderà a marzo e purtroppo (al momento) pare che non si concluderà in nuove assunzioni: la catena è infatti per ora al completo. “Nell’immediato, possibilità non ci sono – si scusa il direttore di Melià, Palmiro Noschese – ma il sogno è comunque di assumere qualcuno. Quello che vorrei riuscire a fare, è però portare il messaggio a tutti i miei colleghi, perché l’unione fa la forza: non risolviamo di certo noi con l’assunzione di un ragazzo, il problema di 38.000 disabili in Italia. Ma insieme possiamo fare di più.” La dichiarazione, mette il dito nella piaga: al di là dell’opportunità episodica filmata in “Hotel 6 Stelle”, il problema lavoro – per i disabili – rimane un clamoroso punto dolens. Ne è ben cosciente Martina, una delle protagoniste della serie, che dichiara: “Ho fatto un percorso e ora vorrei fare un corteo, alzando la voce per dichiarare che anche noi vogliamo un lavoro.

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