#IlSorrisodelFuturo: tecnologia contro la depressione

Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto un brutto momento. Uno di quei momenti in cui il mondo sembra crollare, in cui non si sa a chi rivolgersi per chiedere sostegno. Una di quelle situazioni in cui le persone attorno a noi non sembrano capaci di aiutarci, ma non si è ancora sicuri di doversi rivolgere ad uno specialista. È in queste situazioni che inizia l’auto-riflessione: incominciamo a riflettere sul nostro problema, magari scriviamo i nostri pensieri per vederli dall’esterno, ma senza il parere di un’altra persona talvolta non si riesce ad osservare le cose da un’altra prospettiva. E, nei casi più gravi, l’auto-riflessione è così dolorosa che porta soltanto in una direzione: scappare dal problema che sembra irrisolvibile, farla finita.

Ed è proprio qui che si vogliono posizionare i conversational agent, cioè tutte quelle tecnologie che utilizzano l’intelligenza artificiale per conversare con noi, che sia per iscritto (chatbot) o vis-à-vis attraverso avatar virtuali o robot, per non parlare dei più recenti assistenti vocali come Siri, Cortana, Google Now e Alexa. Ma queste tecnologie sono davvero efficaci nei momenti di crisi, che possono concludersi in suicidio?

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