Belle belle in modo assurdo. Ma soprattutto, in modo diverso

Parafrasando Zoolander, potremmo definirle “belle belle in modo assurdo”: alcune sono tendenti alla pinguedine, altre anzianotte, altre ancora disabili, ma tutte sono modelle e ognuna di loro è a suo modo bellissima. Puntare sulla bellezza e sulla diversità, o sulla diversità della bellezza: questo lo slogan di Models of Diversity, un’agenzia di moda nata a Londra con l’obiettivo di “sfornare” modelle di diverso genere e specie, ingaggiando un durissimo braccio di ferro con il consolidato cliché che assimila la moda al concetto di livellamento.

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Angel Sinclair è una bellissima signora di colore e aveva un sogno che sta cercando testardamente di trasformare in realtà: portare sulla passerella delle sfilate di moda, una carrellata di bellezze sui generis. Se si trattasse solo di modelle curvy o plus size, ovviamente, non ci sarebbe niente di nuovo, ma non è su questo o, almeno, non è “esclusivamente” su questo che punta Models of Diversity. Per Angel, sfilano anche disabili o donne non più giovani: esempi di carne e sangue di come la bellezza vada concepita come caleidoscopio e mosaico di diversità. Un progetto che si configura in partenza ad ampio raggio e che infatti prevede anche un’appendice pedagogica: corsi di self confidence nelle scuole, per insegnare agli adolescenti a fare della propria diversità e irripetibilità dei punti di forza.

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Models of Diversity è una realtà in espansione, negli USA e anche in Italia – racconta a Buone Notizie Stella Pecollo, attrice cinematografica di cui abbiamo già avuto modo di parlare e attualmente selezionata tra le vincitrici di “Miss British Beauty Curve” – In questo campo, in Italia il lavoro da fare è ancora lungo: siamo indietro perché abbiamo ancora troppa paura di uscire dagli schemi. L’Inghilterra, da questo punto di vista, è molto più coraggiosa: Londra non si fa problemi a dettare le mode… anzi, non tanto a dettarle quanto a cercare di cambiarle, correggendo un’immagine completamente distorta della moda. Basta pensare alle taglie in circolazione nei negozi e al loro rapporto con la realtà. L’altezza media delle donne italiane è 1.63, la taglia è grosso modo una 44: niente a che vedere con le x-small e le 38 che infestano i negozi. C’è qualcosa che non va: un intero immaginario che deve essere capovolto e ridimensionato a grandezza d’uomo. E di donna