Pc riciclati: soluzioni a confronto

Ogni monitor, stampante o computer venduto in California costerà 10 dollari in più del listino e la somma sarà destinata al riciclaggio, nel senso che quella cifra verrà restituita a chi porti quelli negli appositi centri di raccolta. E’ lo stesso meccanismo già in vigore in molti Stati americani per incentivare la raccolta delle lattine vuote di bevande.
L’iniziativa è meritoria, anche perché ormai la vita media dei pc è scesa a 3-4 anni e di quelli vecchi non si sa che cosa fare; se poi fossero banalmente buttati in discarica trascinerebbero con sé un bel po’ di sostanze nocive. Spesso poi le discariche sono nei paesi del Terzo Mondo, lontano dagli occhi. Non è detto tuttavia che quella adottata in California sia la soluzione migliore, fanno osservare gli ambientalisti perché non è previsto un vero incentivo a ridurre in partenza l’inquinamento. In sostanza potrebbe finire per essere solo una tassa supplementare. In realtà quasi tutti i materiali di cui è fatto un computer sono riutilizzabili con profitto e persino il rivestimento di gomma dei cavi, ridotto a palline minuscole, può servire ad ammorbidire il fondo degli impianti sportivi. Per non dire del rame e dell’oro dei contatti elettrici. Ma perché il riciclo sia conveniente occorre che sia facile e rapido: in caso contrario il disassemblaggio risulta troppo oneroso. E’ su questo fronte che le aziende costruttrici dovrebbero esercitare il massimo impegno. La normativa europea che obbliga le aziende costruttrici a prendere indietro l’usato è un buon modello perché le spinge a ottimizzare la progettazione, prevedendo non solo la facilità di montaggio, ma anche quella di smontaggio successivo. Un caso esemplare di responsabilità verso l’ambiente è quello della Hp che in America ritira qualsiasi apparato, anche di altre marche, e ne cura lo smaltimento pulito.

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