L’industria del lusso e l’Italia, fra tradizione e innovazione

Il lusso ci salverà. Suona paradossale – e in fondo lo è – ma sono molte le ricerche che portano a conclusioni simili. In questi difficili anni di transizione, che vanno oltre la pura e semplice crisi, l’industria del lusso rimane uno dei volani economici del vecchio continente e dell’Italia, of course, che in questo ambito continua a perpetuare e sviluppare un primato che data secoli di storia.

Entro il 2020, in Europa l’industria del lusso dovrebbe arrivare a fatturare 900 miliardi di euro, dando lavoro a circa 2,2 milioni di persone: parola di ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance). Ciò che è certo, è che il settore genera il 3% del PIL del Vecchio Continente, il quale esporta oltre il 70% dei beni di lusso prodotti a livello mondiale. Le cifre fanno riflettere e mostrano come il settore rappresenti un vero e proprio key driver in fatto di occupazione e competitività: aspetti che in una congiuntura economica complessa come l’attuale, spiccano in modo particolarmente marcato.

In tutto questo,l’Italia non rimane certo a guardare. D’altra parte si sa: creatività ed eccellenza costituiscono il nocciolo duro del made in Italy e da sempre l’industria italiana del lusso ha riscosso consensi di portata planetaria. Tuttavia, se tutto questo è risaputo, il fatto che il settore avrebbe mantenuto e incrementato la vitalità originaria, era senz’altro meno scontato. Eppure, dati alla mano, risulta chiaro come negli ultimi anni – tra licenziamenti di massa e aziende che chiudevano i battenti – il Bel Paese abbia saputo contrastare la crisi in buona parte basandosi su due punti di forza che si rifanno alla tradizione: la piccola e media impresa a conduzione familiare e l’industria del lusso, appunto.

Il che, non vuol dire rimanere ancorati al passato. Tradizione e innovazione non sono sinonimi, ma nemmeno per forza contrari e in determinate situazione possono andare a braccetto. Prendiamo l’e-commerce (per esempio): un ramo in netta espansione anche in Italia, che negli ultimi anni ha iniziato a veicolare anche settori storicamente refrattari come il mercato diffidente ed esclusivo del lusso. Anni fa, poteva sembrare fantascienza, ma oggi possiamo trovare anche orologi e gioielli online. Segno che, se da una parte è vero che la tradizione continua a remare forte, dall’altra la competitività spinge sempre più nel senso dell’innovazione.

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