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Al via progetto italo-francese per comprendere l'autismo

E’ partito un progetto di ricerca sull’autismo svolto in collaborazione tra le Universita’ di Parma e di Marsiglia, che produrra’ alcuni risultati preliminari su soggetti sani gia’ a Natale. E poi altri risultati nel giro di sei o sette mesi, solo dopo un’accurata selezione di soggetti autistici adeguati a queste ricerche. E’ l’annuncio dato da Giacomo Rizzolati dell’Istituto di Fisiologia Umana presso l’Universita’ di Parma a margine dell’8/a edizione del Premio di Neuroscienze conferito dal 1992 dall’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca Biomedica e Sanitaria, consegnato quest’anno proprio a Rizzolati. Lo scienziato, 66 anni, si e’ gia’ distinto in passato sia per studi neurologici del sistema motorio, sia per la scoperta dei ‘neuroni specchio’, che sono alla base della capacita’ umana di partecipare alle emozioni dell’altro, cioe’ di avere empatia, ma anche di imitare o programmare azioni. ”Questi neuroni – spiega Rizzolati – si attivano sia quando c’e’ un’azione che quando la vede instaurando un legame tra chi osserva e chi fa l’azione”. Oltre alle ricerche con l’ateneo di Marsiglia, anticipa Rizzolati, ”studieremo la percezione delle emozioni altrui di soggetti sani e con problemi neurologici, cominciando con la paura ed altre emozioni negative che sono piu’ facili da studiare perche’ piu’ precise rispetto a gioia e piacere che sono invece piu’ vaghe”. I nuovi studi sulle emozioni daranno a loro volta un contributo alla comprensione della base neurologica dell’autismo, osserva Rizzolati, in quanto a differenza delle persone normali, che hanno un sistema dedicato al riconoscimento di gesti o espressioni di altre persone, il soggetto autistico potrebbe mancare di questo sistema e quindi riconoscere gli altri come oggetti e non come persone. Questo potrebbe essere il motivo per cui ha molta paura, e’ imprevedibile e ha reazioni psicologiche di rifiuto del mondo che sente come alieno. ”E’ molto recente – ricorda infine Rizzolati – una nostra pubblicazione sulla rivista Neuron sul nostro studio di un’altra emozione negativa, il disgusto”. Con una speciale ‘telecamera’ puntata sul cervello di un gruppo di persone sane si e’ trovato che la parte di cervello accesa vedendo una persona che manifesta disgusto e’ esattamente la stessa che si accende quando siamo noi stessi a provare in prima persona quell’emozione.

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