L'embrione salva la madre da un tumore

Un dialogo e uno scambio che si instaurano fin dai primi istanti di vita, da cui scaturiscono solo effetti positivi non soltanto per il nascituro, ma anche per la madre: il ‘traffico cellulare’ fra gestante e embrione può riservare aspetti sorprendenti. Negli Stati Uniti la ricercatrice Diana Bianchi ha documentato un’esperienza molto particolare, notando che le cellule staminali del figlio ancora in grembo avevano circondato “un follicolo tiroideo della madre che aveva avuto una tendenza neoplastica”, trasformandolo in cellule tiroidee. Individuando il tumore, dunque, “le cellule staminali fetali si sono differenziate in cellule tiroidee per curare e circoscrivere una lesione materna: hanno quindi la potenzialità di riparare danni ad organi della gestante, trasmettendo benefici per la salute”.
Il caso, ancora da approfondire e da studiare in Italia, viene riferito da Giuseppe Noia, docente di Medicina dell’età prenatale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “La coscienza delle relazioni tra il feto e la madre ha registrato un’impennata soprattutto negli ultimi quindici anni”, riferisce il ginecologo, entrando nel merito del “traffico cellulare: embrione e madre si scambiano cellule, messaggi ormonali, fattori di crescita. Quindi possiamo parlare di protagonismo biologico dell’embrione nel suo rapporto con la madre”. Gli studiosi definiscono questo fenomeno ‘cross talk’, ovvero ‘linguaggio incrociato’ non verbale, ovviamente, ma fatto di reciprocità di stimoli e risposte che viaggiano incessantemente da una parte all’altra del corpo della donna e del figlio in grembo.
Così si possono rintracciare cellule fetali nel sangue periferico, nella cute e nel fegato della madre anche 35 anni dopo la nascita, riferisce il ginecologo. In seguito all’impianto dell’embrione, dal dodicesimo giorno in poi, i globuli bianchi del figlio (cellule linfociti) si ritrovano nel midollo osseo e nel circolo sanguigno della donna e così anche gli eritroblasti (precursori dei globuli rossi) e le cellule staminali. In alcuni casi questo ‘traffico cellulare’, segno di relazione tra madre e figlio, può essere rilevatore di problemi fetali, come la gestosi o il ritardo di crescita, oppure di malattie autoimmuni. […]

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