Imparare l'ottimismo fa bene alla salute

Essere ottimisti nell’opinione comune è un tratto di personalità, di carattere, in genere valutato positivamente in quanto l’ottimista è persona che vive la vita in maniera più positiva, vede il famoso bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. In realtà, sembra che sia una caratteristica – non sta a noi giudicare che si tratti di una qualità – che può essere appresa.
Secondo il Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli “l’ottimismo è l’attitudine a giudicare favorevolmente lo stato e il divenire della realtà”. Uno studio condotto recentemente dal Professore di Psicologia Martin Seligman, statunitense, noto anche in Italia per i suoi libri (Imparare l’ottimismo, Giunti, 1996 – e La costruzione della felicità, edito da Sperling & Kupfer, 2003) ci rivela che gli effetti del pensiero ottimista hanno risvolti positivi anche sulla salute fisica e non solo su quella psichica.
Seligman, che lavora alla Università della Pennsylvania, ha condotto la ricerca con il collega Gregory Buchanan giungendo alla conclusione che le persone che imparano a essere più ottimiste possono non solo evitare la depressione, ma anche migliorare in maniera significativa la propria salute fisica.
Le persone ottimiste non si arrendono di fronte alle difficoltà, che vivono come opportunità di crescita, hanno più successo sul lavoro, percepiscono i problemi come possibilità di crescita e non come ostacoli insormontabili. Tale ‘abito mentale’ è stato considerato determinante anche per raggiungere uno stato psico-fisico di benessere generale. L’ottimista guarda avanti e gode di uno stato di salute migliore della media.
Alla base di questo modo di guardare alla vita ci sono due fattori: la sensazione di poter esercitare un controllo sugli eventi e il modello mentale con cui spieghiamo a noi stessi quello che ci accade. Credere di poter modificare le cose a proprio favore e considerare se stessi meritevoli, sono gli elementi che distinguono l’ottimista dal pessimista. Gli esperti sottolineano comunque che il proprio ‘stile esplicativo’, ossia il proprio personale modo di spiegare gli eventi, possa essere modificato, corretto, e quindi che si possa imparare ad essere un po’ più ottimisti, naturalmente con un po’ di allenamento e con una buona dose di elasticità di pensiero.

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