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L'Ospedale dei Pupazzi a scuola

Una bustina di Fermatosse due volte al dì per l’orsetto che non smette di tossire. Due dosi di Abbassafebbre se il termometro di Cicciobello segna ancora 38,5. Non sono le prescrizioni di medici di base che hanno confuso il piccolo paziente con il suo giocattolo preferito, ma quelle dei “pupazzologi”, i camici bianchi che operano nell’Ospedale dei Pupazzi. Un presidio sanitario itinerante, sulla scia di esperienze di successo in Germania, Norvegia, Svezia e Gran Bretagna, che entra nelle scuole per avvicinare i bambini dai 3 ai 6 anni alla figura del medico.
Parte oggi il progetto pilota che coinvolge 120 piccoli alunni della scuola comunale per l’infanzia “Salvo D’Acquisto” di Roma: i “pupazzologi” sono invece gli studenti di medicina aderenti al Sism (Segretariato Italiano Studenti Medicina) dell’Università di Tor Vergata, che cureranno peluches e bambole dei bambini. Loro, i piccoli, accompagneranno i pupazzi all’ospedale, li assisteranno durante la visita, dove potranno interagire con gli strumenti del mestiere. Obiettivo: familiarizzare con il medico, per non arrivare terrorizzati alla prossima visita in ambulatorio, per non vivere come un trauma un eventuale ricovero.
Allestito negli spazi messi a disposizione dall’istituto, l’Ospedale dei Pupazzi trasformerà le aule in ambulatori, farmacia, accettazione e sala d’attesa. È lì che i bambini porteranno il loro “paziente”, spiegando la patologia da cui è affetto. Dovranno quindi compilare un apposito libretto sanitario, con quale si recheranno dal pupazzologo-specialista, che eseguirà la visita completa; anche i piccoli potranno intervenire nelle manovre più semplici, come l’auscultazione col fonendoscopio. Poi, gli studenti-medici proporranno la terapia (un mix di farmaci, coccole, carezze, favole da raccontare); quindi, diagnosi e ricetta alla mano, i bambini saranno accompagnati in farmacia per l’acquisto delle medicine – Vomitostop, Ammazzagermi, Antiprurito, con packaging molto simile ai preparati reali – da somministrare ai pupazzi-pazienti.
Un iter completo, dunque, dalla scoperta della malattia alla cura finale (con tanto di trafila burocratica), che permetterà ai bambini di guardare con altri occhi un mondo – quello della medicina – con cui il confronto è spesso difficile. Per sperimentarlo senza essere loro stessi pazienti.

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