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Psoriasi, la cura in fondo al mare

Chi è affetto da psoriasi ben sa a quali pene lo costringe la malattia, fra pruriti localizzati a testa, ginocchia, gomiti e avambracci e, nelle forme più gravi, vere e proprie artralgie. Fin’adesso non è esiste una cura definitiva per questa patologia, dall’andamento “capriccioso” e imprevedibile, può infatti scomparire per anni e ricomparire all’improvviso, spesso traendo, quale causa scatenante, lo stress emotivo.
Ma oggi una speranza ci arriva dal mare, o meglio dalle sue profondità e in particolare dalle spugne marine che da almeno 650 milioni di anni si sono efficacemente difese dagli attacchi di agenti patogeni, virus compresi, grazie alla presenza, nella loro intima costituzione, di sostanze in grado di provvedere al benessere di questi organismi.

“In particolare la spugna ‘Dysidea avara’ produce un composto, denominato avarolo”, spiega Salvatore De Rosa, dell’Istituto di chimica biomolecolare (Icb) del Cnr di Pozzuoli (Napoli), “che presenta interessanti attività farmacologiche: ha una bassa tossicità, una buona attività citotossica e antitumorale, una debole attività antibatterica e antifungina e un’interessante attività antinfiammatoria. Questi risultati hanno indotto la ditta tedesca KliniPharm a preparare una crema a base di avarolo, che è venduta come cosmetico efficace nelle dermatiti non specifiche”.

E se si son già sperimentate le diverse sostanze per la cura delle dermatiti, perché non trovare quella o quelle in grado di difendere l’organismo umano contro la psoriasi e curarlo quando ne è affetto. A questo risultato sarebbero giunti i ricercatori del CNR che hanno testato l’azione dell’Avarolo ad un volontario seriamente afflitto da questa patologia, per due cicli d’applicazione della durata di 15 giorni ciascuno, il risultato è stata la scomparsa dei sintomi e delle lesioni per almeno due anni dal trattamento e, quel che è incoraggiante è, che nessun esame ematologico ha fatto riscontrare danni o fenomeni avversi dall’uso del trattamento.
Da qui l’impegno crescente del CNR e delle Case farmaceutiche interessate a sviluppare sostanze medicamentose a base di Avarolo, opportunamente modificato, “Questi esperimenti vanno ripetuti”, conclude De Rosa, “su un numero maggiore di pazienti per poter affermare la validità dell’avarolo nella cura della psoriasi”.

Una cosa è comunque certa, la psoriasi potrebbe prossimamente essere debellata e, come spesso accade, è la natura ad offrici spesso le armi migliori per fronteggiare anche le malattie più ostiche.

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