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Contro il tumore l’intelligenza dei farmaci

La dichiarazione di qualche giorno fa da parte di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo), intervenuto alla presentazione in Rai della Giornata per la ricerca sul cancro, promossa dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), ha trovato molto spazio nelle agenzie di stampa e sui giornali. Pensare “che tra cinque/dieci anni – come ha sottolineato l’oncologo – i farmaci intelligenti possano sostituire le convenzionali terapie anticancro” è un sogno per molti alle prese con questo male. Umberto Veronesi, ministro della sanità nel 2000 sotto il governo Amato, ha dedicato la vita alla lotta contro i tumori, fondando l’ESO, la scuola europea per l’oncologia. Primo italiano presidente dell’Ieo, è stato precursore di molte scoperte riguardo la lotta dei tumori al seno. Il male in questione è la prova di come certe affermazioni possano dirsi vere, fondate. Da tempo ormai, dal 2001, anno della codifica del DNA, gli sforzi per una medicina improntata sulla genetica hanno dato i suoi frutti. L’impiego di principi attivi dimostra che i farmaci intelligenti esistono e sono efficaci. Due studi americani delle ricercatrici Martine Piccart-Gebhart e Karol Romond, in anteprima sul New England Journal of Medicine, forniscono la prova di come la terapia farmacologia, l’uso di un principio attivo unito a chemioterapia, riduca del 50% il rischio della ricomparsa della malattia. Se non possiamo ancora sostituire l’intervento chirurgico, pensare di fare a meno della terapia sistemica per evitare la ricomparsa del tumore o la metastasi (la diffusione del male all’interno dell’organismo) è una idea davvero possibile. Eliminare la chemio o la radioterapia, come ha ricordato Veronesi durante la presentazione del 16 novembre, non è affatto propaganda, ma la consapevolezza di come sia possibile eliminare tanto del dolore che c’è nella cura del cancro.

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