Aids in calo in Italia, ma resta l'allarme mondiale

In vista della Giornata Mondiale contro l’Aids, il prossimo 1 dicembre, il ministero della Salute ha reso noto i dati dell’epidemia a livello mondiale. Purtroppo siamo gli unici a rallegrarci, considerato che la situazione internazionale è ancora molto drammatica. In Italia i sieropositivi ad oggi sono 130 – 140 mila, con un aumento di persone che sopravvivono grazie alle terapie combinate. In calo l’incidenza annua del virus grazie alla prevenzione: 5.600 i casi nel 1985, 1.400 quelli registrati nel 2004. Nel 2005 i decessi sono stati 325. Ma si modificano le caratteristiche delle persone colpite: se vent’anni fa il profilo era per lo più quello del tossicodipendente (il 74% degli infettati nel 1985 faceva uso di droghe da iniezione), oggi sono sempre più eterosessuali e omosessuali (il 69% nel 2004, ieri solo il 9%). Il 20 per cento dei casi di Aids, nel nostro Paese, si riscontra in persone immigrate dall’estero (la metà dall’Africa). La prevalenza – sottolineano i dati – varia fra le Regioni: i valori più alti si registrano a Milano e Roma (4,8 e 4,9 casi ogni 100 mila persone), seguite da Genova e Bologna. Rara fortunatamente, in Italia, l’infezione fra i bambini: solo 3 casi nel 2005. Aumenta invece l’età delle persone a cui viene diagnosticata la malattia: 43 anni gli uomini, 39 le donne. Preoccupante il dato che rivela come aumentino coloro che scoprono tardi di essere malati: il 62% delle persone a cui viene diagnosticata l’infezione, lo scoprono tardivamente. “Questo dimostra – secondo Enrico Garaci, presidente dell’Istituto superiore di sanità – come ci sia una scarsa percezione del pericolo”. Sono invece 40 milioni le persone affette dall’Hiv sul pianeta e quasi 3 milioni i decessi.

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