Addio al dolore cronico

Un futuro senza dolore cronico sembra più vicino, grazie all’importante scoperta di un gruppo di studio internazionale guidato da Clifford J. Woolf, ricercatore associato presso il Massachusetts General Hospital. E’ infatti emerso che la sensibilità al dolore acuto, così come il rischio di essere vittime del dolore cronico, dipendano da un gene, lo GCH1, che, come ha un ruolo importante nel determinare la suscettibilità al dolore, così, in una sua particolare variante, sembra proteggere dal dolore. Il primo sospetto sul gene della sensibilità al dolore era venuto osservando i geni che si “accendono” in seguito a danni al nervo sciatico. Quello che si sapeva, all’inizio dello studio, era che il gene GCH1 controlla la produzione degli enzimi necessari a produrre una molecola fondamentale nel processo di produzione di alcuni neurotrasmettitori, la BH4, il cui livello sarebbe in grado di influenzare la sensibilità al dolore. Inoltre, un particolare gruppo di variazioni del gene che sintetizza la molecola stessa sarebbe in grado di ridurre la soglia di sofferenza dell’individuo portatore. Quindi i ricercatori sono andati a caccia delle varianti del gene GCH1 nell’uomo e hanno scoperto che una particolare variante del gene protegge sia dalla sensibilità al dolore cronico post-chirurgico, sia dal dolore acuto. “Si tratta – spiega Woolf – della prima prova di un contributo di tipo genetico allo sviluppo della neuropatia cronica nell’uomo. La sequenza protettiva, che è presente nel 20-25% della popolazione, è identificativa sia di una minore sensibilità al dolore sia di un rischio limitato di incorrere nella neuropatia cronica. L’identificazione di chi è a maggior rischio di sviluppare dolori cronici in seguito a procedure mediche, traumi o malattie può condurre a nuove strategie preventive e a potenziali cure”.

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