Una nuova 'molla' può salvare il cuore

L’équipe di cardiologia del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale di Bergamo, capitanata dal dott. Paolo Ferrazzi, ha presentato uno studio sperimentale sulla possibilità di cura dello scompenso cardiaco mediante una “molla” da inserire all’interno del cuore. La notizia è di quelle che non possono passare inosservate: si tratta infatti di una scoperta che potrebbe ridare speranza agli 11,5 milioni di casi di scompensati in Europa e Stati Uniti e agli altri 700 mila pazienti solo in Italia ogni anno, per non parlare delle amplissime possibilità che offrirebbe a quanti non rientrano nella limitata percentuale dell’1% di coloro che possono ricevere un trapianto cardiaco.

La “molla”, inserita all’interno del muscolo cardiaco, lavorerebbe in perfetta sincronia con il cuore poiché sarebbe in grado di catturarne l’energia dissipata e di favorirne la regolare contrazione. Il cuore si comporta infatti come una pompa che alterna fenomeni di contrazione ad altri di rilassamento. Nel caso di un paziente affetto da scompenso, il muscolo cardiaco possiede una ridotta elasticità e anche la sua morfologia cambia, compromettendone in questo modo la corretta funzionalità.

La grande soddisfazione dei medici dell’Azienda Ospedaliera lombarda è giustificata anche dal fatto che si tratta di un’invenzione tutta italiana e, soprattutto, un’eccellenza nel connubio che si è creato tra la ricerca clinica e l’industria.

Il dott. Paolo Ferrazzi (nella foto, a destra), Direttore del Dipartimento Cardiovascolare Ospedali Riuniti, è l’ideatore del dispositivo realizzato grazie alla sinergia messa in atto con il Mollificio MSA S. Ambrogio di Cisano Bergamasco, che ha collaborato alla fase sperimentale del progetto, e la AB Medica di Lainate, azienda leader in Italia nella diffusione delle tecnologie più avanzate in vari settori del medicale, che si occuperà della sua industrializzazione. Allo studio hanno collaborato anche la d.ssa Maria Iascone, responsabile della Sezione di Genetica Molecolare, il dott. Michele Senni, responsabile dell’Unità di Medicina Cardiovascolare e il dott. Eugenio Quaini (nella foto, a sinistra), responsabile dello sviluppo del progetto degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

L’idea è scaturita dalla pratica clinica degli ultimi dieci anni del dott. Ferrazzi ed è stata poi validata in maniera scientifica. Lo stesso dott. Ferrazzi ha spiegato il meccanismo d’azione del dispositivo: “Nel nostro studio sperimentale, un anello, costituito da una molla metallica, è stato impiantato all’interno di cuori dilatati. L’anello coordinandosi con i battiti cardiaci agisce durante la fase di riempimento del ventricolo sinistro, restituendo, grazie al fenomeno elastico del “recoil”, la forza incamerata durante la contrazione, utilizzando l’energia che solitamente in un cuore dilatato è dissipata”.

Ormai resta solamente di passare dalla fase di sperimentazione in laboratorio al letto del malato, dopo aver ottenuto la certificazione del dispositivo, prevista entro la fine del prossimo anno. Il fatto che lo studio sia stato pubblicato dal prestigioso Journal of American College of Cardiology non può che dimostrare l’impatto positivo suscitato in ambito cardiologico.

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