Basta clonazione: la ricerca sulle cellule staminali

Un traguardo che potrebbe rivelarsi storico nello studio sulle cellule staminali è stato raggiunto separatamente da due equipe, una statunitense e una giapponese: i ricercatori sono riusciti a trasformare normali cellule della pelle in cellule staminali del tutto simili alle embrionali, ma senza usare la clonazione. Le staminali sono le cellule base in grado di trasformarsi in qualsiasi tessuto del corpo umano, in quantità inesauribile.

La scoperta, una volta perfezionata, potrebbe garantire organi di ricambio senza alcun rischio di rigetto, perché sviluppati partendo dalla pelle del singolo paziente, o trattamenti efficaci per malattie oggi incurabili come Alzheimer e Parkinson, o anche per il diabete. I due team sono riusciti nell’impresa di riprogrammare il tessuto epiteliale facendolo regredire allo stato di cellula indifferenziata in grado di mutare in uno dei 220 tipi di cellule presenti nell’uomo.

La nuova strada verso terapie “su misura” avrebbe il vantaggio di scavalcare delicati problemi etici. Non sarebbe infatti più necessario ricorrere alla clonazione o distruggere embrioni. Gli esperimenti, descritti nelle riviste Cell e Science, sono stati condotti in modo indipendente rispettivamente da Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto, e da James Thomson, dell’università del Wisconsin-Madison. Il risultato era stato in parte anticipato sabato scorso dal pioniere delle ricerche sulla clonazione, Ian Wilmut (nella foto con la famosa pecora Dolly), che commentando i nuovi risultati aveva dichiarato di voler abbandonare la via della clonazione terapeutica.

L’esperimento giapponese e quello americano si basano su ricette simili ma non identiche. In entrambi i casi sono partiti da cellule di pelle umana (fibroblasti) e hanno modificato il loro patrimonio genetico introducendo nel Dna quattro geni che sono attivi esclusivamente durante lo sviluppo embrionale.

Il genetista Bruno Dallapiccola, professore di Genetica medica all’università di Roma La Sapienza, ha commentato così i lavori dei colleghi americani e giapponesi: “Mi fa piacere che cio’ che prevedevo due anni e mezzo fa, ai tempi della campagna referendaria, si sia avverato. Gia’ allora dicevo che il problema dell’uso delle staminali embrionali era tale che qualcuno nel frattempo avrebbe inventato un macchinario per ‘ringiovanire’ le cellule adulte”. Cosi’ “Occorre prudenza prima di pensare di servirsi degli embrioni umani come fonti di staminali. E se questi studi, una volta confermati, spazzeranno via i dilemmi etici, non illudiamoci che impediscano quello che sta accadendo gia’ nel mondo, e mettano la parola fine alle ricerche sulla clonazione terapeutica”

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