Nuove speranze per i trapianti di fegato

Ottimizzare i risultati a breve e a lungo termine di ogni trapianto di fegato definendo i parametri per selezionare l’organo più adatto per ciascun paziente e razionalizzando l’utilizzo dei donatori: questo l’obiettivo del Progetto Liver Match lanciato in questi giorni da AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, i Centri Trapianto Italiani e il CNT, Centro Nazionale Trapianti del Ministero per la Salute, che vedrà protagonisti i 22 centri trapianto italiani. In Italia, ogni anno muoiono più di ventimila persone per malattie croniche di fegato, come la cirrosi e l’epatocarcinoma. E il 10% di loro era affetto da epatite C, spesso senza nemmeno saperlo. Infatti da un recente studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità è emerso che l’epatite C è causa unica o concausa di danno epatico nel 65% delle persone ricoverate per malattia cronica di fegato.
Poiché l’infezione acuta è asintomatica nel 90-95% dei casi e viene diagnosticata casualmente, è certamente preziosa l’opportunità di conoscere chi è infettato dal virus dell’epatite C e, dunque, deve sottoporsi rapidamente a cure efficaci per evitare conseguenze ben più gravi. “E’ auspicabile uno screening “mirato” – ha dichiarato il dott. Enzo Ubaldi della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) – mediante la ricerca di anticorpi anti-HCV su un campione di sangue di tutti i soggetti, anche asintomatici, appartenenti alle categorie a rischio caratterizzate da probabilità di infezione nettamente superiore alla popolazione generale”.
I farmaci disponibili per il trattamento dell’epatite C, come l’interferone peghilato, sono in grado di determinare una definitiva eliminazione del virus dall’organismo, con una possibilità teorica di guarigione in più del 50% dei pazienti trattati. Ma sull’effettiva guarigione incidono molte variabili. Per questa ragione, l’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) ha deciso di finanziare uno studio multicentrico nazionale per i prossimi tre anni su un totale di 7.000 pazienti in un numero adeguato di Centri grandi e piccoli di Epatologia, per verificare in quali condizioni effettive vengono utilizzate le terapie oggi disponibili.
Quando una patologia del fegato cronicizza – e per l’epatite C, questo avviene addirittura nell’80% dei casi – e non è curata adeguatamente, il fegato va incontro a cirrosi e ad epatocarcinoma. E, a questo punto, l’unico rimedio è il trapianto d’organo.
Lo scopo dello studio/progetto Liver Match è di migliorare i processi che portano a scegliere quale organo destinare ad ogni particolare ricevente (match donatore-ricevente). L’ottimizzazione di questa scelta, che però richiede un sofisticato sistema di valutazione dei numerosi fattori di rischio, potrebbe notevolmente incrementare i risultati dopo trapianto, soprattutto quando si utilizza un organo non ottimale.
Questo studio ha lo scopo di raccogliere dati che permettano di rendere più oggettiva e riproducibile possibile questa importante scelta di combinazione. Per questa ragione, AISF e CNT hanno deciso di studiare il modo in cui vengono eseguiti i trapianti e di seguire nel tempo i pazienti trapiantati. Lo studio prevede infatti che una corte di 1.000 pazienti trapiantati presso i vari Centri italiani sia seguita nell’arco di un anno, confrontando i dati del donatore con quelli del ricevente e con i risultati osservati. Dai risultati emersi si potrà riuscire a creare un modello di utilizzo dei donatori che funzioni allo stesso modo in tutti i Centri trapianto e in ogni parte del paese.

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