Italia seconda al mondo per la chirurgia robotica

Si è concluso a Roma pochi giorni fa il congresso mondiale della Mira (Minimally Invasive Robotic Association), l’associazione che riunisce i chirurghi che praticano la chirurgia robotica, presieduta dall’italiano prof. Pier Cristoforo Giulianotti. La qual cosa non deve stupire poiché l’Italia è seconda al mondo per la chirurgia robotica. Sono infatti 1585 i casi trattati in 29 ospedali in Italia alla fine dello scorso anno. A detenere il primato sono gli Stati Uniti che, su 719 sistemi installati in tutto il mondo, hanno 545 robot da sala operatoria a confronto dei 119 in Europa. L’Italia supera anche la Francia, che ha 18 ospedali con un robot in sala operatoria, la Germania, che ne ha 13 e il Regno Unito con appena 9 robot.

Come ha dichiarato lo stesso Giulianotti, fondatore della prima scuola di chirurgia robotica a Grosseto, “la chirurgia mininvasiva rappresenta una vera rivoluzione” e non si fatica a crederlo.
Si tratta della possibilità di operare introducendo nel paziente dei microbracci di un robot, praticando solo 3 o 4 incisioni di pochi millimetri, invece dei tagli di molti centimetri che occorrono nella chirurgia tradizionale. Il chirurgo, seduto alla consolle, vede l’immagine tridimensionale dell’interno del paziente e mediante i microbracci della macchina opera.

I benefici per il paziente sono enormi: una minore perdita di sangue, con la possibilità di evitare trasfusioni, minor dolore post operatorio, tempi ridotti sia nella durata dell’intervento sia in quelli di degenza in ospedale e una ripresa più rapida delle normali attività.

Inoltre le implicazioni sociali sono enormi: nel giro di quattro o cinque anni si potranno effettuare operazioni a distanza, ad esempio con il chirurgo in Italia o negli Stati Uniti e il paziente in un paese povero, dove altrimenti non potrebbe essere operato.

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