Parkinson, nuove speranze dalla ricerca

Ci sono novità per la diagnosi e la cura della malattia di Parkinson. Merito delle ricerche condotte in questi anni per far luce su alcuni aspetti ancora poco chiari legati allo sviluppo di questa patologia neurologica, in costante aumento in tutto il mondo. Secondo i ricercatori infatti, a differenza di quanto si credeva nel passato, la malattia non è legata all’età avanzata e colpisce malati sempre più giovani. Tra le cause possibili del Parkinson, provocato da un accumulo di proteine nel cervello e dal conseguente deficit del neurotrasmettitore dopamina, vi sarebbero gli inquinanti ambientali.

Le novità più rilevanti riguardano però la possibilità di effettuare oggi la diagnosi precoce: i ricercatori hanno infatti rilevato alcuni sintomi premonitori della malattia, tra i quali la perdita dell’olfatto e uno specifico disturbo del sonno, che iniziano a manifestarsi 3 o 4 anni prima dell’emergere dei disturbi tipici del Parkinson.

Passi in avanti anche nella ricerca farmacologica: tra un anno sarà infatti disponibile sul mercato un cerotto per il rilascio graduale dei principi attivi necessari a rallentare il decorso della malattia, mentre buoni risultati sta dando anche la terapia riabilitativa: riabilitazione motoria e “giochi” al PC consentono di rallentare la progressione del Parkinson.

La malattia di Parkinson è in costante aumento in tutto il mondo. Si calcola che solo in Europa il numero dei pazienti passerà da 1.255.000 a 1.482.000 entro il 2012. In Italia ne sarebbero affette oltre 250.000 persone. Nel Lazio si possono stimare circa 20.000 casi totali, 1.000 all’anno con nuova diagnosi.

A differenza di quanto si crede comunemente, la malattia non è legata all’età avanzata, anzi si assiste a un costante spostamento della malattia verso un range d’età sempre più giovane. Nella metà dei casi la malattia insorge tra i 40 e i 58 anni, nel 25 per cento dei casi fa la sua comparsa tra i 20 e i 40 anni e solo nel restante 25 per cento i primi sintomi si manifestano dopo i 60 anni.

Il motivo dell’aumento della malattia tra i giovani non è ancora chiaro, come d’altra parte non è ancora del tutto noto il perché la malattia si sviluppi. Si sa invece per certo che alla base della malattia c’è sempre la perdita di un gruppo di neuroni situati nella zona del cervello chiamata sostanza nera e che producono la dopamina, il neurotrasmettitore responsabile della scioltezza del movimento.

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