Studio italiano scopre la causa della 'morte in culla'

Da oggi, grazie a uno studio condotto in Italia potrebbe essere caduto il muro di mistero intorno al fenomeno della “morte in culla” (Sids, dall’inglese Sudden infant death syndrome, sindrome della morte improvvisa infantile), che costituisce la prima causa di morte nel primo anno di vita. Si tratta di una morte rimasta a lungo inspiegabile, e che porta via la vita a bimbi piccoli nel sonno senza che nessuno possa accorgersene e porvi rimedio. Lo studio, condotto da ricercatori del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare di Monterotondo e pubblicato sulla rivista Science, rivela la possibile origine della sindrome nel cervello. Si tratterebbe di un sistema di comunicazione difettoso in un’area neurale indispensabile per mantenere il ritmo cardiaco e la respirazione: il midollo allungato, posto nella parte inferiore del cervello che collega alla spina dorsale.

I biologi del centro di ricerca alle porte di Roma stanno studiando a fondo il fenomeno per risalire alla radice del problema. “Speriamo di poter dare ai medici uno strumento per diagnosticare i neonati a rischio di morte in culla”, ha detto Enrica Audero, tra i ricercatori che ha condotto lo studio.

Tra i fattori di rischio, il sesso maschile, la presenza di disturbi respiratori, la posizione prona o sul fianco durante il sonno, ma anche avere genitori fumatori. I medici suggeriscono alcune semplici norme per ridurre il rischio tra cui l’uso del ciuccio quando si addormenta il bebé perché sembra favorire la respirazione attraverso la bocca durante il sonno. Anche l’allattamento al seno è stato dimostrato poter essere protettivo rispetto alla sindrome.

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