Ripensare a un centro medico e proiettarlo nel futuro. La sfida di International Medical Center

La popolazione italiana è in calo: secondo i dati Istat, entro il 2050 il Bel Paese avrà 6,5 milioni di abitanti in meno. Allo stesso tempo, tuttavia, è in atto un fenomeno di segno opposto. Sì, perché se è vero che gli Italiani fanno meno figli, è anche vero che oggi si muore in età più avanzata. L’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto (qui l’analisi del Sole24ORE) che pone sul piatto della bilancia nuove problematiche. O nuove sfide, che dir si voglia.

Sicuramente uno dei fronti su cui le nostre società sono e saranno invitate a misurarsi – già da oggi – riguarda la sanità. In questo senso, infatti, la domanda è in rapido aumento. La natura del problema, tuttavia, non è solo meramente “quantitativa”. La domanda tende infatti a essere differenziata e a riflettere un ordine di esigenze sempre più diversificato. Perché invecchiamo, sì, ma siamo sempre più abituati a farlo nel modo migliore possibile. Il nocciolo del discorso, quindi, si riassume tutto in una domanda ed è: quanto è pronta, la società, a fornirci gli strumenti di cui abbiamo bisogno? La risposta la danno automaticamente le code, i tempi di attesa biblici nelle strutture ospedaliere e l’estrema frammentazione dell’offerta. Insomma: non se ne esce.

Volendo vedere la cosa da un altro punto di vista, tuttavia, è interessante notare come l’esistenza del problema abbia stimolato l’emergere di alcune risposte che vanno dritte al cuore della questione. In questo senso, spicca per esempio l’esperimento dell’International Medical Center (IMC): una struttura che nella sua evoluzione riflette i profondi cambiamenti intervenuti nel tessuto sociale circostante. E il tentativo di stare al passo con i tempi. Nata 40 anni fa come studio odontoiatrico e maxillo facciale in zona Porta Venezia, la struttura si è ampliata fino a trasformarsi in qualcosa di molto diverso da un puro e semplice studio medico.

Attualmente l’IMC include una nutrita area polispecialistica e una divisione odontoiatrica, per un totale di 38 divisioni mediche in cui opera una cinquantina di medici specialisti (di profilo medio e alto). L’aspetto più interessante dell’evoluzione riguarda proprio la trasformazione di uno studio medico “cittadino” in sentro medico con un orizzonte internazionale: la differenziazione dell’offerta e – parallelamente – la riconducibilità dei diversi rami all’interno di un’unica struttura (cosa che semplifica molto l’accesso della domanda all’offerta).

Last but not least,  l’IMC include anche un’area di competenza di tipo diverso: messa a punto, cioè, con un occhio di riguardo al territorio: assistenza all’anziano a 360° nella quotidianità, poliambulatorio pediatrico H24/365gg, medicina legale (task-force incentrata sulla coalizione tra il mondo medico ed il mondo della jurisprudencia), medicina del lavoro. Differenziazione dell’offerta, accessibilità, sensibilità alle esigenze del territorio.

Globalmente, quindi, quello proposto da IMC è un modello interessante e che la dice lunga. E se la risposta fosse proprio questa: saper “ascoltare” la domanda e trasformare un impasse in una sfida ad ampio raggio?

Lascia un commento