Guai a farsi schiacciare da chi dice: 'Non si può'

Nessuno poteva prevedere la catastrofe dell’Oceano Indiano. Ma nessuno di noi ha saputo immaginare l’immensa emozione che ha suscitato nel mondo e la straordinaria gara di solidarietà, l’affratellamento di popoli così diversi. Oggi facciamo fatica a credere che questi Paesi si risolleveranno in brevissimo tempo, affluiranno i capitali e tutta l’economia locale tornerà più prospera di prima. Perché non teniamo conto delle straordinarie risorse dell’animo umano. Vi sono momenti della vita in cui le sciagure ci colpiscono con violenza. Quando va in rovina ciò che abbiamo costruito in anni ed anni, quando perdiamo le persone che amiamo, quando veniamo abbandonati, traditi. Allora vorremmo rannicchiarci, non pensare, non fare più nulla. Come durante una tormenta, quando il gelo ti invade e desideri solo distenderti in terra, dormire. Ma se lo fai muori.
Lo sconforto è una tentazione contro cui dobbiamo continuamente combattere perché la vita ci pone sempre di fronte a difficoltà, ostacoli, delusioni, malattie, dolori. Vivere vuol dire trovare ogni mattino il desiderio di ricominciare. La capacità di sperare e di lottare è indispensabile per fare qualsiasi cosa. Per amare perché l’amore è sempre rischio, per mettere al mondo figli, perfino per affrontare un problema a scuola perché se non speri di risolverlo rinunci. È indispensabile per guarire da una malattia. Solo chi vuol guarire, solo chi intimamente sente che può farcela, solo chi lotta per vivere guarirà.
La speranza è la più grande forza degli individui e dei popoli di fronte alle catastrofi, alle tragedie, alle guerre. Ricordiamo cosa è accaduto in Europa, da noi, dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale. La gente ha ripreso fiducia, si è messa a lavorare, inventare, costruire. L’hanno chiamato miracolo economico. È stata solo una risposta vitale.
Ma guai a chi dà retta a chi gli dice «non si può». E sono tanti che lo dicono. Lo vediamo anche nella nostra vita privata. Il medico vi guarda con compatimento, l’ingegnere vi fa sentire un uomo dell’età della pietra, il giurista vi paralizza con citazioni di leggi, l’economista vi dimostra che il vostro progetto è irrealizzabile. Vi schiacciano con la loro sapienza. E spesso hanno torto. Perché si basano solo sulla fredda, arida, distaccata ragione, e sono incapaci di capire che gli esseri umani hanno risorse straordinarie e che la forza della fede è irresistibile.
Siete nella disperazione più profonda, circondati da rovina e morte. Pensate di essere inutile. Ma ecco che arriva un bambino, un vostro nipotino piccolo, forse anche l’ultimo sopravvissuto, vi prende per mano e vi chiede di aiutarlo, di stare con voi. Allora tutto si trasforma. La vostra anima viene scossa e cambiate mentalità, visione del mondo. Avete uno scopo, un fine, un dovere, un futuro. Tra la disperazione e la speranza non vi sono gradi intermedi, vi è un salto abissale, dal niente al tutto, dalla morte alla vita. La speranza non è una vaga possibilità, un barlume incerto, un timoroso aspettare. È una luce che squarcia le tenebre, è un’onda di calore che ci riscalda, che ci fa rinascere.

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