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"Più interazione, meno integrazione…

“La nostra identità si definisce grazie al confronto con chi è differente”: un principio che vale in particolare quando si parla di realtà in continuo divenire dove culture diverse vivono insieme. Questa ed altre interessanti riflessioni sono emerse durante il seminario “Intercultura: le parole per dirlo. Alla ricerca di un territorio linguistico da condividere” promosso lo scorso 18 ottobre dal Network per lo Sviluppo della Comunicazione Sociale in Piemonte e organizzato da Koinètica, agenzia per la comunicazione etica e sociale.

L’introduzione teorica al tema è stata affidata a Guido Ferraro, semiologo dell’Università di Torino, che ha ricordato come l’altro venga percepito come un “diverso” che suscita diffidenza e paure soprattutto quando non ci sono strumenti che ne possano mediare e “tradurre” i messaggi, rendendoli a noi comprensibili.

Cosa significa per un migrante essere integrato? E integrato rispetto a cosa? Audifac Ignace di Tam Tam Times ha provocatoriamente affermato che chi lavora e vive nel nostro Paese è di fatto “integrato” e che il termine integrazione dovrebbe essere sostituito da “interazione”, una parola positiva che trasmette il senso dello scambio.

Raccontare un percorso, come quello dell’inserimento di tanti migranti nella vita sociale, è spesso più difficile che raccontare un avvenimento. Secondo Francesca Paci de La Stampa i giornalisti sono costretti a dare spazio a singoli eventi nella logica di un sistema mediatico che privilegia la “notizia” all’approfondimento.
Maurizio Crosetti de La Repubblica ha voluto ricordare che “poche cose sono equivoche come le parole”. Il giornalista dovrebbe per la natura del suo mestiere essere sempre alla ricerca della differenza anche per capire le sfaccettature di una nuova cultura in trasformazione.
Secondo Alvaro Duque di Vision Latina la diversità fa più paura quando è associata alla povertà. È quando il diverso è anche povero che si alzano maggiori barriere di difesa.

Dall’incontro è emersa la dinamicità di quello che viene chiamato “il mondo dei migranti”: persone molto diverse tra loro, ricche di valori e di competenze differenti che stanno promuovendo il dialogo e il confronto in modo stimolante lanciando messaggi di collaborazione a chi è in grado di raccoglierli.

Il progetto del Network ha risposto a questa sollecitazione anche attraverso la creazione di momenti e strumenti di comunicazione non tradizionali: per esempio con l’ideazione e la realizzazione di “Etnopoli”, un gioco di ruolo che favorirà la conoscenza di culture diverse.
Alla definizione di Etnopoli parteciperà un gruppo di esperti provenienti da Iraq, Iran, Cina, Senegal, Marocco, Giappone, Colombia e Cile che aiuterà il Network a mettere a punto i contenuti e le metodologie più efficaci per trasferire di questo messaggio ad un ampio pubblico.
Le “Giornate di Etnopoli” si svolgeranno a Torino il 28 e il 29 ottobre con l’obiettivo di presentare il gioco entro dicembre 2005.

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