Alla UE torna l'italiano nelle commissioni e nei bandi

La Corte di Giustizia del Lussemburgo ha annullato la decisione di pubblicare i bandi per i posti di inquadramento superiori soltanto in tedesco francese e inglese. «L’episodio affrontato dalla Corte – precisa il ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi – è solo uno degli aspetti di una condotta penalizzante verso la nostra lingua».
Il ministro si riferisce infatti alla pubblicazione dei bandi e dei brevetti europei che non avvengono più in lingua italiana, ma anche al taglio dei traduttori in italiano.

Per dimostrare quanto fosse prioritaria la difesa dell’italiano in Europa, l’attuale governo aveva invitato tutti i ministri a disertare le riunioni nei casi in cui non fosse previsto l’interpretariato attivo e passivo in italiano o qualora non fosse disponibile la documentazione tradotta.

Gli ermellini del Lussemburgo si sono espressi approvando la rivendicazione del diritto alla lingua di Dante che in virtù di questo provvedimento continuerà a permanere negli eurodibattiti e sugli eurodocumenti.

Tanto più dopo il caso emblematico avvenuto lo scorso anno quando il sito internet dedicato al 50° anniversario del Trattato di Roma venne inizialmente presentato con l’esclusione dell’italiano, cioè della lingua del Paese dove quel Trattato di cui si celebrava la ricorrenza era stato firmato.

«E’ un giorno importante – prosegue il ministro – per la difesa della dignità della lingua italiana in Europa. La Corte ha accolto un nostro ricorso e ha compiuto un passo in avanti importante contro una prassi che si è consolidata nel corso degli anni in Europa a favore di tedesco, francese e inglese. Una discriminazione che non tiene conto del principio di parità di trattamento per tutte le lingue ufficiali dell’UE riconosciuto dai Trattati».

L’Italia ha sempre svolto un ruolo attivo nell’ambito della comunità europea – dei Paesi seniores fino ai Paesi nuovi – e il reintegro della lingua italiana non rappresenta un’ottica chiusa e protezionista, ma una tutela nei confronti dei cittadini singoli e delle imprese.
Infatti oltre che a un significato identitario, che non può essere ignorato dalle realtà fondanti dell’Europa, si tratta di restituire pari dignità a una lingua anche nei bandi in virtù di una migliore comprensione, salvaguardando quindi un diritto prevalente, tanto individuale che collettivo.

Le visioni europeiste lungimiranti, del resto, hanno una logica che le accumuna: già Goethe amava il nostro Paese ancor prima di visitarlo e imparava l’italiano in vista del suo grand tour.
Molto più avanti – era il 2003 – il filosofo Massimo Cacciari scrisse che l’Europa deve trovare un’identità anche, e perché no, attraverso miti comuni.

Nel 2006 la Biblioteca Europea promosse un progetto-laboratorio che partì dalle biblioteche di Roma con l’intento di promuovere le culture e le lingue nazionali e contribuire alla costruzione dell’Europa e alla formazione di una coscienza dell’identità europea a partire dalle giovani generazioni.

Ieri è stato conseguito un intento di rilevante livello pragmatico e politico che, come conclude il Ministro per le Politiche Comunitarie, delinea che l’Europa si fa insieme e non in discriminando.

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