Calcio e violenza: il modello dei 'pulcini' del Lazio premia la lealtà

Adulti, imparate dai bambini. Se il tema della violenza degli stadi occupa il primo posto nell’agenda del calcio ormai da settimane, la soluzione è a portata di mano: i ragazzi tra i 10 e i 12 anni nella federazione regionale Lazio giocano partite ‘ufficiali’ senza arbitro. A fischiare falli ed eventuali irregolarità è un dirigente della squadra ospite. Non solo: è vietato fare il tifo contro, se le famiglie dei giovani giocatori non si comportano bene, le partite possono anche essere ripetute. Insomma la lealtà sportiva prima di tutto.Un modello rivoluzionario, che sta per essere adottato anche da altre federazioni regionali. Una lezione per chi pensa che il problema si risolva solo con il pugno di ferro: gogna agli arbitri, bavaglio alla stampa, pene più severe per tutti. Certo, si dirà, le partite dei ‘pulcini’ non hanno l’importanza e non attirano gli interessi economici di tanti soggetti come quelle dei professionisti. Ma i pulcini che oggi imparano prima di tutto ad aver rispetto dell’arbitro e dell’avversario saranno i calciatori, gli allenatori e i dirigenti di domani.

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