Zidane pentito della testata a Materazzi

Un gesto inspiegabile e violento. Un’uscita dal campo ingloriosa, per mano di un cartellino rosso. E il suo numero 10 che lascia le spalle alla Coppa del Mondo: una coppa che Zidane non avrebbe mai più alzato. L’avevamo lasciato così. Da un lato contenti ed esultanti perché, per motivi prettamente agonistici e legati al risultato della partita, l’espulsione di Zidane significava una chance in più per l’Italia di vincere il Mondiale del 2006; dall’altro lato, un po’ tutti, eravamo amareggiati nel vedere la fine di un campione. Tutti sapevamo che sarebbe stata la sua ultima partita giocata nella sua carriera professionistica. Una carriera durante la quale il numero 10 francese, di origine algerina, aveva incantato folle e folle di spettatori e tifosi, diventando, probabilmente il più forte giocatore di tutti i tempi, alle spalle dell’inarrivabile Maradona. Proprio per questo motivo, per l’affetto e la stima che da sempre legava Zidane agli amanti del calcio in generale, a prescindere dalla squadra del cuore, quella sera eravamo tutti increduli, come se ci avesse tradito.

Il tradimento, ripeto, non era da attribuirsi al fatto che la partita in questione era contro l’Italia, né il sentimento di stupore era reso più forte dal fatto che, in quanto italiani, eravamo coinvolti in prima persona in quella partita. L’incredulità stava proprio nell’eccezionalità dell’evento: ultima partita in carriera, finale del torneo più importante al mondo –che, tra l’altro, lo aveva visto protagonista fino a quel momento- e un colpo di testa (sia in senso figurato, che il più letterale possibile) che ha lasciato tutti a bocca aperta. Quale fine per un grande del calcio! Quale vergogna quella testata! E, soprattutto, l’indifendibile atteggiamento di chi, fin dal primo momento, ha addirittura giustificato quel gesto, frutto dell’esasperazione per le provocazioni (verbali) di Materazzi.

A distanza di più di due anni Zidane, l’idolo dei ragazzini, colui che dovrebbe dare l’esempio e invece si è macchiato di un simile disonore, si dice pentito. La notizia potrebbe essere letta come un inutile gossip, ma in realtà nasconde qualcosa di ben più grande. Prima di tutto perché, in un periodo così delicato e difficile per il calcio, dilaniato dalla violenza di cui siamo testimoni, dai campi agli spalti, dalle stazioni ferroviarie alle strade delle nostre città, era fondamentale mettere in chiaro cosa fosse giusto e cosa sbagliato. In secondo luogo perché a dirlo è lo stesso protagonista dell’orrendo gesto che, sebbene avesse tentato di giustificare fino in fondo, alla fine ha ammesso essere stato un errore. In terzo luogo, come accennavo prima, come esempio per i tifosi. Tifosi che, spesso e volentieri, ascoltano più le parole dei propri idoli, piuttosto che dare spazio alla ragione (non dimentichiamoci che spesso sono i giocatori stessi che, volontariamente o involontariamente, istigano il tifoso alla violenza, tramite dichiarazioni, comportamenti poco corretti, risse in campo, saluti romani verso la curva, ecc…).

Ben venga, dunque, il pentimento, anche se dopo due anni. Anche se non pubblicamente e direttamente, ma attraverso una biografia in uscita in questi giorni, nella quale si dice che Zidane avrebbe rimproverato il cugino che lo elogiava per la testata, intimandolo a “non dire mai più che ho fatto bene a dare quella testata. Non ho fatto bene e mi dispiace”. Ripeto; sembrerà una stupidaggine, una notizia da niente. Ma spesso, in un mondo di stupidi, le stupidaggini contano più delle cose serie. Ed hanno più influenza, nel bene e nel male.

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