Calcio: uno stop al razzismo dagli organi dell'Uefa

Fermare le partite in caso di cori razzisti. E’ una decisione coraggiosa, ma inevitabile, quella annunciata il 21 aprile a Roma da Michel Platini, presidente dell’Uefa, relativamente al dilagante problema del razzismo negli stadi europei. La proposta prevedrà uno stop agli incontri inizialmente solo di dieci minuti, e in caso di insulti reiterati, ci sarà la possibilità anche di chiudere anticipatamente il match. Un segnale forte contro il razzismo, che finalmente proviene anche dal mondo del calcio.

Michel Platini ha rilasciato questa dichiarazione in occasione della cerimonia di consegna, nella capitale italiana, della coppa di Champions League, dato che proprio a Roma si disputerà la finalissima del torneo mercoledì 27 maggio. Ad essere sotto i riflettori è la recente vicenda degli insulti al bomber neroazzurro Mario Balotelli, di origine ghanese ma da sempre in Italia, durante la sfida Juventus – Inter all’Olimpico di Torino, lo scorso 18 aprile.

Nel corso di quello che è da sempre definito il “derby d’Italia”, infatti, il giovane è stato più volte oggetto dei cori razzisti della tifoseria bianconera. Contro questo comportamento altamente negativo, si è già mossa Lega Calcio, che ha imposto al club torinese di disputare la prossima sfida casalinga, in programma il 3 maggio con il Lecce, a porte chiuse.

Ma la lotta al razzismo nel calcio deve essere combattuta non solo dai tifosi e dalle società calcistiche, ma anche dai singoli atleti in campo. Di questo parere è Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan e della Nazionale italiana e ora vicepresidente della Federcalcio, che ha dichiarato “che siano gli stessi giocatori a fermarsi, anche solo per cinque minuti”.

Il consiglio esecutivo dell’Uefa prenderà in esame la norma il prossimo 12 maggio a Bucarest. Ma per una volta, la cosiddetta “tolleranza zero” sembra l’unica via in grado di dare risultati positivi.

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