UEFA: taglio alla finanza selvaggia

Michel Platini, presidente UEFA

Gli appassionati di calcio si sono ormai abituati a vedere storici club di calcio indebitarsi fin sopra i capelli, rischiare il fallimento (e qualche volta fallire veramente), e magari chiedere aiuto a imprenditori locali o alle istituzioni cittadine o statali. E mentre in Italia si va avanti a suon di sterili stigmatizzazioni, meglio se televisive, Michel Platini, capo dell’UEFA, la maggiore istituzione del calcio europeo, ha deciso di mettersi in proprio per risolvere la cosa. Si chiama “fair play” finanziario e consiste in un pacchetto di misure che, nei suoi obiettivi generali, punta all’aumento della lealtà economica nelle competizioni europee senza trascurare la stabilità a lungo termine delle società. In pratica si tratta di una serie di vincoli basati sul principio che i club non potranno spendere più di quello che guadagnano, cioè dovranno provvedere ad autofinanziarsi senza contare su foraggiamenti esterni di presidenti e società collegate.
Le misure includono l’obbligo, per le società il cui fatturato supera una certa soglia, di far quadrare i libri contabili o di raggiungere il pareggio di bilancio per un determinato periodo di tempo. Inoltre verranno fornite consulenze su salari e spese per il mercato nonché indicatori sulla sostenibilità dei livelli di debito, e correrà l’obbligo per i club di onorare i propri impegni in qualsiasi momento.
La nuova regolamentazione, invece, consentirà un certo indebitamento per quanto riguarda le spese per le infrastrutture ed i settori giovanili, contribuendo così a promuovere investimenti a lungo termine a scapito di quelli speculativi a breve termine.
La fase attuativa durerà tre anni, dopo i quali i club che non si saranno adeguati non potranno partecipare alle coppe europee.
Il Presidente della Figc Giancarlo Abete si è affrettato a precisare che la regola dell’esclusione riguarderà solo le competizioni continentali, mentre per quelle nazionali continuerà a prevalere la titolarità delle singole federazioni. In sostanza, la novità interesserà soltanto quelle (poche) società impegnate in Europa.
Viene spontaneo domandarsi: ma perché, al calcio italiano regole come queste non sarebbero utili?

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