Warning: array_key_exists() expects parameter 2 to be array, null given in /web/htdocs/www.buonenotizie.it/home/wp-content/themes/salient-child/single.php on line 19

“Sono un’ex alcolista. E ho inventato un modo per aiutare chi vuole smettere di bere”

L’alcol? E’ una dipendenza come altre. La storia di Elsa Radaelli

L’alcolista? No, non è sempre il classico ubriaco. L’alcolismo è una dipendenza. Io, per esempio, mantenevo un livello di consumo standard: ubriaca, non lo ero quasi mai… il punto è un altro. Il punto è che il mio amore era l’alcol e l’alcol, per me, veniva prima di qualsiasi cosa.” Quello che racconta Elsa Radaelli è un processo lungo e doloroso, un’uscita dal tunnel che va letta alla luce della diffusione non solo dell’alcolismo ma anche di altre forme di dipendenza. E che è utile non perché rappresenta una bella storia a lieto fine, ma perché costituisce un esempio sintomatico per il suo punto di partenza e declinabile in termini di soluzioni per quanto riguarda il punto di arrivo.

Parlare di alcolismo oggi, in Italia, vuol dire affrontare un tema complesso e denso di sfumature. Contrariamente a quanto si pensa, i dati Istat divulgati un anno fa non descrivono un panorama negativo a tutto tondo. Lo studio evidenziava un trend strutturale discendente per quanto riguarda il consumo giornaliero di alcolici, parallelamente – però – a un incremento del consumo occasionale. Negli ultimi 10 anni risulta anche in diminuzione (dal 29 al 20%) il consumo giornaliero e accidentale di alcol tra i giovani. Stabili, invece, i dati per quanto riguarda il consumo abituale eccedentario e il binge drinking: un problema che coinvolge il 15,9% della popolazione italiana e il 25% dei consumatori di alcolici per un totale di 8.643.000 persone.

Dalla storia di Elsa emerge però anche un’altra prospettiva che induce a prendere i dati con le pinze. Il problema fondamentale di un alcolista, infatti, è soprattutto arrivare ad ammettere davanti a se stesso – prima che davanti agli altri – di essere, appunto, un alcolista. Viene quindi da chiedersi quanti siano effettivamente i casi non contemplati dalle statistiche. “Ho avuto problemi con l’alcol per 10, 15 anni – racconta Elsa – ma sono arrivata ad ammetterlo solo qualche anno fa, quando mi sono ‘affidata’ – sì, il termine giusto è proprio questo – a una comunità. Com’era la mia giornata di alcolista? Il mio ultimo pensiero quando andavo a dormire era: ho da bere, domani mattina? Tutto il resto veniva dopo. L’alcol, per me, era una necessità mentale prima che fisica. Poi certo, il fatto stesso che in Italia gli alcolici siano così economici non aiuta: in fondo, mal che vada, sai che c’è sempre un Tavernello da cinquanta centesimi da recuperare, al supermercato. L’alcol, per me, era un amore: questo è l’essenza di una dipendenza… non parlo solo di alcolismo ma anche di ludopatia, tossicodipendenza, dipendenza dai social. Il mondo delle dipendenze è vasto: alcune sono più socialmente accettabili di altre ma sempre di dipendenze si tratta. Il meccanismo di base è lo stesso.

Da una dipendenza, però, è possibile uscire e se è vero che – come sottolinea Elsa – in questo ambito non esistono standard e ogni storia è diversa, è anche vero – però – che dall’esperienza di chi è uscito dal tunnel si possono trarre spunti utili e soprattutto replicabili. “Uscire da una dipendenza crea inevitabilmente un vuoto e la necessità di venire a patti con l’horror vacui che ne deriva. –  continua Elsa –  Il primo passo – paradossalmente il più difficile – è arrivare a chiedere aiuto, compiere un gesto di umiltà rispetto a se stessi e affidarsi. Per me è stato fondamentale il supporto del CAD di Lambrate e della Fondazione Eris. Dopodiché, la vita diventa tutta un gioco di equilibrio: un alcolista non guarisce, rimane tale per sempre ma se è vero che alcolisti si rimane, è anche vero che è possibile rimanere sobri e tutelarsi da possibili recidive. I metodi sono tanti. Tutto sta nel riconoscere il craving (lo stato di ansia e nostalgia scatenato dall’assenza della sostanza) e mettere in campo tutte le strategie possibili per disinnescarlo: gestione del pensiero e spostamento dell’interesse, mindfulness, arteterapia… non esistono ricette standard. Ognuno deve trovare il suo metodo.

Soluzioni governative: “Youth in Iceland”, l’esempio islandese.

Se sul piano individuale la ricetta è soggettiva, su un piano più ampio – quello collettivo – le risposte possibili al problema delle dipendenze possono essere divise in due grandi rami: quelle calate dall’alto (le politiche governative, quindi) e quelle sorte spontaneamente dal basso. Nel primo caso, spicca l’esempio dell’Islanda, dove tra il 1998 e il 2016 la percentuale di giovani che abusavano di alcol è calata dal 48% al 5%. Il punto di partenza delle politiche governative è stato lo studio dello psicologo americano Harvey Milkman, che indagando sulle cause delle dipendenze ha creato i presupposti che hanno permesso al governo islandese di lanciare “Youth in Iceland, un programma di recupero che ha coinvolto attivamente genitori e studenti. Secondo i questionari messi a punto in base alle tesi di Milkman, i giovani coinvolti in attività sportive ed extra scolastiche erano infatti meno soggetti all’abuso di alcol e droghe. La risposta governativa è quindi stata pensata in base a due direttive: una “repressiva” (coprifuoco oltre le 22.00, con conseguente aumento del tempo passato in famiglia) e una propositiva, basata sull’incremento di attività extrascolastiche di natura sportiva e artistica (con incentivi per i meno abbienti). L’idea di base non è stata tenere semplicemente occupati i ragazzi. Dal punto di vista della chimica del corpo l’attività sportiva, per esempio, incrementa lo sviluppo di dopamina e beta-endorfine: sostanze chimiche endogene dall’ effetto simile a quello generato da alcune droghe (con conseguente capacità di ridurre stress e ansia).

Peer Education, una soluzione sorta dal basso.

Le risposte possibili al problema delle dipendenze non sono solo, però, quelle “calate dall’alto”. A volte le soluzioni possono germinare in modo spontaneo, sorgendo dal basso. Elsa, per esempio, si è fatta promotrice di quello che ritiene il metodo più efficace: la peer education, cioè il dialogo tra pari. Rompere la bolla di solipsismo dell’alcolista, quindi, integrando l’approccio medico (valido, ma troppo distaccato) con la ricerca di nuove soluzioni. Quello che ha creato Elsa, per esempio, è un DJ Set: “Overdose”, un ciclo di serate a tema che riprenderanno a settembre-ottobre. Il metodo non è casuale e ha il vago sapore di un contrappasso dantesco, considerando che l’alcol viene spesso utilizzato come metodo di socializzazione negli happy hour. Oltre a innescare il dialogo e ad abbattere i muri, le serate organizzate da Elsa mirano quindi a rappresentare un format replicabile su ampia scala. Elsa ci crede e ci mette la faccia. Anzi, il sorriso: “Oggi ho 54 anni e mi sento migliore di prima, in termini di autoconsapevolezza. In questo momento, anzi, ho un Ego enorme ma al tempo stesso sono cosciente dei miei limiti e so benissimo che tra un’ora potrei uscire di qui e ricominciare a bere. Ho dalla mia, però, un’arma importante: in comunità ho imparato che posso scegliere. Ho ricominciato a lavorare. Per me, oggi, anche il semplice gesto di salire le scale della metro senza il fiatone è una conquista. Forse ho un po’ troppo autocontrollo, ma pazienza: va bene così. Ho fatto pace col cervello“.

Martina Fragale

2 Commenti

  • Danilo Tetesi ha detto:

    Esiste in Italia la possibilità di usufruire gratuitamente di psicoterapeuti che possono aiutare nel liberarsi dalla dipendenza di alcol, droga, ecc…

  • SERGIO ha detto:

    per non bevitori sembra assurdo quanto e diffizile uscire dalla dipendenza,ma io dibentente non me l aspettavo tanto facile smettere dopo quasi trenta anni.Il più brutto e la nominata la gente mi giudica topo anni ancora per le cose che ho fatto, non vede che son anni che non tocco niente,il bello e che anche gente che secondo me ha dei problemi con il alcool sono i peggiori ad giudicare ma questa e solo un osservazione io cerco di non lasciarmi influenzare ,ringrazio solo dio per questo dono che mi ha fatto:

Lascia un commento