Ad Haiti per solidarietà con Vele Senza Frontiere

Dalla culla delle placide acque della darsena di Bocca di Magra ai cavalloni dell’Oceano Atlantico per raggiungere luoghi di miseria e disperazione e portare lì conforto, aiuto. E’ la rotta “battuta” dal Kalibù e dal suo splendido equipaggio: Maurizio Pedone (skipper), Massimo Di Pietro e Daniela Angiolini dell’Associazione “Vele senza frontiere”. La missione è compiuta. Nei giorni scorsi i tre navigatori – sulla la barca a vela dello skipper, un Ovni di 13 metri – hanno raggiunto l’isola di Haiti e più in particolare, le due isolette che costituivano la meta finale del viaggio della solidarietà: Ile a Vache e Ile Sait Nicolas, luoghi stretti nella morsa della povertà, senza luce, con la popolazione che vive di stenti, un’età media sulla soglia dei 45 anni. Lì sono state scaricate due tonnellate di medicinali, quattro sedie a rotelle e il laboratorio odontoiatrico da campo che erano stati imbarcati sul Kalibù a Guadalupe, dopo la traversata dell’Atlantico. Ad Haiti, con l’attrezzatura sanitaria, Maurizio Pedone, che oltrechè un esperto velista è un bravo medico dentista, sta ora effettuando decine e decine di visite odontoiatriche, assistito dai due compagni d’avventura, uno dei quali, Massimo Di Pietro, già “collaudato” in veste di infermiere. Sì, Di Pietro è stato il primo italiano a portare a termine, l’anno scorso, la prima missione di “Vele senza frontiere”, attraversando in solitario l’Atlantico con la sua barca a vela di 10 metri, Cricchi, spingendosi fino ad Haiti, dove venne raggiunto da Pedone per la consegna di una tonnellata di medicinali e una campagna di cure dentarie. Nel 2002 la missione è stata ripetuta, con la barca dello skipper-dentista che, originario di Lucca e residente a Milano, opera anche in uno studio medico a San Terenzo che ha fatto da centro di raccolta dei medicinali, con la regia di Daniela Angiolini, presidente di “Vele senza frontiere”. Ma quale è l’idea di fondo che ha portato alla nascita dell’associazione? “Vele senza frontiere, gemella dell’omonima francese – spiega Pedone – è un’organizzazione solidale che utilizza barche a vela per trasportare medici, medicinali ed altri beni di primissima necessità in luoghi altrimenti inaccessibili. L’idea è quella di creare una rete di diportisti e giramondo, che solcano gli Oceani, disposti a ospitare a bordo qualche cassa di medicinali. In questo modo i costi di spedizione si azzerano. Inoltre la barca a vela è l’unico mezzo che consente di arrivare direttamente dove serve, senza intermediari e problemi di trasporto via terra”. Così come sta accadendo ora ad Haiti. Dopo un inizio movimentato, in Guadalupe (un assalto di “pirati” a bordo, quando l’equipaggio era sceso a terra, con furto di macchina fotografica e una videocamera), la missione è proseguita all’insegna della solidarietà, con un’accoglienza calorosa da parte delle comunità, preventivamente informate dell’arrivo del Kalibù col suo carico di aiuti umanitari. Fra una settima Maurizio Pedone, Massimo Di Pietro e Daniela Angiolini torneranno alla Spezia, con l’aereo, dopo aver lasciato la barca sull’altra sponda dell’Atlantico, in un porto sicuro.

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