Mali-Senegal: la marcia dell'African Express

È un treno leggendario che porta con sé l’intrigo e la magia del continente nero. Lo chiamano African Express e collega Dakar, capitale del Senegal, con Bamako, la capitale del confinante Mali: in una trentina di ore e 150 fermate percorre le smisurate pianure dell’Africa occidentale, ostentando la stessa, inesausta fatica. Sedili in pelle logorata, comfort essenziali, vagoni semplici e accaldati, polvere e odori fortissimi. Niente a che vedere coi mitici treni di lusso europei o gli stoici Orient Express asiatici, e nemmeno con la fiera efficienza dei “coast to coast” americani. La Dakar-Bamako, via Tambacounda, è una ferrovia epica: voluta da Parigi ai tempi della colonia, fu costruita per far giungere al porto di Dakar le ricchezze provenienti dal cuore dell’Africa Occidentale Francese: minerali, arachidi, manufatti di ogni genere. Oggi il treno trasporta soprattutto passeggeri, sfoggiando una discreta efficienza, scomparti con cuccette, vetture per le auto a seguito e persino un vagone ristorante. La puntualità non è il suo forte, ma non si può pretendere. Ogni fermata è una giostra variopinta e chiassosa di gente, mercanzie e animali: saliscendi confusi e convulsi, spintoni, gomitate, urla. Almeno sul treno non si è più “toubab” (termine spregiativo con cui vengono indicati gli europei), ma semplicemente viaggiatori. E forse è proprio questa complicità con gli africani che i turisti vanno a cercare. Il viaggio è stancante, faticoso, eccitante. La ferrovia taglia la savana ingiallita, attraversa i campi di arachidi, supera le foreste di baobab e lambisce le immense distese del deserto. Tra le dune e qualche affioramento roccioso, si alternano piccoli stagni e acquitrini, attorno a cui occhieggiano pittoreschi villaggi di capanne. Scorci da cogliere al volo, mentre il treno sfreccia tra la polvere.

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