Dolomiti: là dove il viaggio diventa leggenda

Per gli amanti della montagna, le Dolomiti sono un must: trendy per alcuni – soprattutto per gli aficionados di Cortina – selvagge per altri. Ciò che è certo è che, in Dolomiti, il turismo è declinabile e può assumere volti diversi e sempre nuovi. Quello che vi proponiamo oggi, per esempio, è un viaggio differente dal solito: un itinerario che scorre sul filo delle leggende.

Per chi voglia scoprire una dimensione inedita, squisitamente interiore del paesaggio, di materia prima ce n’è parecchia: le Dolomiti sono come un maestoso e incombente libro di fiabe e tradizioni che aspetta solo di essere sfogliato. A partire dal nome – “i Monti Pallidi” – che ricorda l’antica storia dell’amore fra un principe del luogo e la figlia del re della Luna. Per compiacere la sposa e la sua nostalgia del paesaggio natio, il principe avrebbe infatti invitato i folletti a tessere i raggi della luna rivestendo i monti di una coltre bianca che i profani scambiano per neve.

Non è tuttavia solo il bianco, il colore che rende magiche queste montagne: chi conosce il Catinaccio, avrà per esempio notato il rosso fuoco che tinge i monti al tramonto e all’aurora. I tedeschi, poi, conosceranno il monte con il suo antico nome: Rosengarten, che in italiano significa “giardino di rose”. Il nome non è casuale. La leggenda racconta che Laurino, re del popolo dei Nani, vivesse in questo luogo e possedesse un meraviglioso giardino di rose. Innamoratosi di Similde – figlia del re dell’Adige – Laurino avrebbe rapito la principessa tentando di sfuggire agli inseguitori e nascondendosi infine in mezzo al suo prodigioso giardino fiorito. Scovato e imprigionato, il re dei Nani avrebbe lanciato contro le rose traditrici una maledizione: il giardino non sarebbe più stato visibile agli umani né di giorno né di notte. Nella sua ira, però, Laurino avrebbe dimenticato l’alba e il tramonto: unici momenti in cui le montagne si tingono di rosso ed è possibile scorgere ancora il fantasma dell’antico giardino di rose.

I colori, peraltro, sembrano davvero il principale trait d’union che lega le antiche fiabe ai loro luoghi d’origine. Un esempio per tutti: la storia dei riflessi iridescenti che increspano la superficie del Lago di Carezza. La leggenda racconta che un giorno, il mago Masaré avrebbe costruito un meraviglioso arcobaleno per sedurre la timida e schiva ninfa del lago. Un tentativo andato – letteralmente – in frantumi: non riuscendo a stanare la fata, il mago se la sarebbe presa con l’arcobaleno, facendolo a pezzi e gettandolo nel lago. Una vera fortuna per i turisti, che anche oggi finiscono per rimanere sempre “stregati” dalla bellezza di questo specchio magico.

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