California: "dal 2020 case ricaricabili"

di 30 Aprile 2009Ambiente

I californiani ne hanno fatta un’altra delle loro. Ovvero una proposta seria per aiutare il Pianeta. Oltre ad aver approvato golosi incentivi per le rinnovabili e limiti più restrittivi in materia di emissioni auto ( gli USA hanno infatti un parco auto molto inquinante e limiti lontani da quelli europei), l’assolato Stato americano mette oggi mano agli immobili.

Infatti è in discussione una legge che propone di costruire case “ricaricabili”: la produzione di energia dell’edificio deve essere pari a quella consumata. Secondo la proposta di Lori Saldana, attualmente in discussione, dal 1 gennaio 2020 ogni casa del “Golden State” dovrà essere autosufficiente e autonoma in termini di elettricità. Gli effetti sarebbero positivi per il portafoglio – scordatevi la bolletta! – ma soprattutto per l’ambiente. Sono infatti pesanti le responsabilità del settore residenziale per quanto riguarda i gas clima-alteranti. L’inquinamento dato da raffrescamento e riscaldamento e dunque da tutto il settore edilizio è in Europa pari a circa il 40 per cento delle emissioni totali. In California invece il settore residenziale richiede il 30 per cento della domanda di energia elettrica.

Il miglioramento proposto dalla normativa passerebbe attraverso innovazioni che possono migliorare l’efficienza energetica abbinate a tecnologie capaci di produrre energia. E’ dunque fondamentale migliorare l’isolamento termico degli edifici e ottimizzare i “ponti termici” – ovvero quelle parti di un abitazione come porte, finestre e tetti che sono capaci di far “scappare” dagli interni grandi quantità di calore o viceversa di far entrare afa e calura estiva. Questi interventi significano migliori serramenti o anche il “cappotto termico”, ovvero un rivestimento con pannelli coibentanti per le superfici dell’immobile.

Come ha più volte sottolineato il californiano Schwarzenegger, la svolta verde serve anche a migliorare la situazione occupazionale del territorio: “Avendo la possibilità di spendere meno in energia – sottolinea una ricerca firmata dall’Università di Berkeley che analizza le politiche di efficienza energetica intraprese dalla California all’indomani dello shock petrolifero del 1977 – i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi. Ma spostare un dollaro di spesa dall’elettricità ai generi alimentari significa sostenere rivenditori, grossisti, l’industria della trasformazione e il settore agricolo lungo una filiera molto più lunga e a maggiore intensità di manodopera”. In pratica nel giro di un trentennio la California e le sue politiche verdi hanno creato circa un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro a fronte dei 25mila persi. Mica male!

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