Le Energy community che cambieranno il mercato energetico in Italia

By 6 Maggio 2014 Ambiente

Si chiamano Energy communities e sono vere e proprie comunità localizzate territorialmente -formate da imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini- in grado di autoprodurre e consumare energia in maniera intelligente.
Realtà ad oggi poco conosciute, ma che, con un volume d’affari totale di circa 29 miliardi di euro, potrebbero non solo portare importanti benefici sistemici per il sistema del Made in Italy ma raggiungere, entro il 2020,  in Italia quota 475mila.
A rivelarlo è uno studio realizzato da Ambrosetti e Politecnico di Milano e presentato durante il Forum dell’Osservatorio Permanente sugli Usi Innovativi dell’Energia, promosso da GDF SUEZ, società che ambisce a diventare leader della transizione energetica e che, come dichiarato da Aldo Chiarini, amministratore delegato della multinazionale “anche in Italia contribuisce all’evoluzione del mercato per assicurare competitività e sicurezza degli approvvigionamenti”.
Energy communities
saranno condomini, ospedali, centri commerciali e via dicendo, e condivideranno, produrranno e distribuiranno congiuntamente ed in parte autonomamente, energia . Questo dunque sarà il punto di partenza del progetto di creazione delle “smart cities”, le città intelligenti. L’indagine Ambrosetti-Politecnico, ha inoltre raccolto l’opinione degli Italiani in materia di Energy community, rivelando che oltre il  37% del campione intervistato in futuro si è dichiarato  interessato a partecipare ad un simile progetto per risparmiare sulla bolletta e per causare il minore impatto ambientale.
Il sistema energetico italiano cambia rapidamente. E non per una flessione della domanda conseguente alla crisi economica. Motore di questo cambiamento sono infatti i progressi e lo sviluppo di soluzioni di efficienza energetica che puntano su fattori quali l’autoproduzione, la condivisione e la riduzione delle emissioni.
Obiettivo condiviso anche da GDF SUEZ “impegnata sul fronte ambientale con un tasso di emissioni del 20% al di sotto della media mondiale e con l’obiettivo di ridurlo di un ulteriore 10% entro il 2020“.

 

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