L'orto del futuro? Crescerà nel mare

di 18 Agosto 2014Ambiente

Cresce la popolazione mondiale, diminuisce la superficie coltivabile ma accanto a chi discute del problema alimentare dipingendo un futuro a fosche tinte, c’è anche chi si ingegna per pensare a nuove, ingegnose soluzioni. È il caso  per esempio di X-Crop, una startup londinese che – in collaborazione con l’Università Bicocca di Milano sta progettando una proposta davvero fuori dal comune: rendere coltivabili il mare e gli oceani.

Entro il 2050, pare che gli abitanti della Terra raggiungeranno i 9 miliardi, con un incremento di oltre il 50%, secondo quanto riportato dalle stime delle Nazioni Unite. Meno spazio per tutti, meno cibo: il problema di far quadrare i conti fra popolazione mondiale e risorse disponibili si delinea come una delle frontiere del futuro prossimo venturo.

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Non stupisce, quindi, che qualcuno si ingegni ad architettare nuove e originali soluzioni puntando sullo spazio disponibile. E di spazio, a ben vedere, ce n’è molto se si considerano i 360 milione e 700mila metri quadri degli oceani. È qui infatti che Idrees Rasouli – fondatore e CEO di X-Crop – ha pensato di coltivare gli orti del futuro progettando Sealeaf: un sistema di coltivazione fuori suolo in grado di galleggiare sulla superficie marina.

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Il prototipo elaborato da X-Crop, rappresenta di fatto un’applicazione del tutto inedita di due principi diffusi e noti ai più dalla notte dei tempi: in primo luogo l’uso di zattere e in secondo luogo l’utilizzo dell’agricoltura idroponica, il sistema di coltivazione fuori suolo sperimentato più volte in campi verticali, come ad esempio nel caso del Bosco Verticale di Milano.

Sostenibili a livello energetico e molto economici, gli orti galleggianti del futuro non sono un ingegnoso adynaton letterario alla Jules Verne e vedranno una prima applicazione sperimentale al Marthe Center: l’istituto di ricerca marina aperto tre anni fa dall’Università Bicocca alle Maldive. Il nuovo sistema di coltivazione non è ovviamente applicabile ovunque, ma in futuro – se esteso su larga scala – potrebbe risollevare le sorti di buona parte della popolazione mondiale: sono infatti 18 su 21 le megalopoli che attualmente si affacciano sul mare.

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