Smaltimento DPI e mascherine: come evitare un disastro ecologico

By 15 Ottobre 2020 Ambiente, Coronavirus
smaltire guanti e DPI

Una guida allo smaltimento dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) per non passare da un’emergenza sanitaria a un disastro ecologico.

 

Abbandonate per strada migliaia e migliaia di mascherine, guanti gettati via dopo il loro utilizzo, senza nessuna cura per il benessere del pianeta e per la sicurezza altrui: lo smaltimento dei DPI è una questione importante. Sono purtroppo moltissimi gli episodi di dispersione nell’ambiente di DPI verificatisi negli ultimi mesi. Per questo è fondamentale che la riapertura dei luoghi di lavoro e delle scuole, in combinazione con l’obbligo delle mascherine, vada di pari passo con una maggior sensibilità verso l’ambiente. Un disinteresse verso il giusto smaltimento dei DPI potrebbe infatti portare dall’emergenza sanitaria a un disastro per l’ecologia.

Quanto resiste il Coronavirus sulle superfici?

Tutti i virus al di fuori della cellula umana vengono sconfitti facilmente. Il Sars-CoV-2 sembrerebbe molto sensibile alla luce del sole e ai disinfettanti a base di cloro. Ormai è noto, a livello teorico: il Coronavirus sopravvive da pochi minuti a qualche giorno al di fuori del corpo umano. Senza sole e in presenza di materiale biologico il virus sopravvive più a lungo, esposto ai raggi UV o in zone sanificate resiste invece molto poco. Questi sono fattori molto importanti anche per la gestione dei rifiuti. All’ISS (Istituto Superiore di Sanità) è attivo un gruppo di lavoro per capire se i rifiuti possano rappresentare un veicolo di trasmissione, ma ad oggi non è ancora noto il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici dei rifiuti domestici.

I rischi di un errato smaltimento dei DPI

Esiste quindi un duplice rischio: sanitario e ambientale. Rifiuti potenzialmente infetti, che andrebbero dunque smaltiti nell’indifferenziata, potrebbero entrare in contatto con chiunque. Il virus, plausibilmente ancora presente sulle superfici dei DPI, potrebbe infettare un nuovo “ospite” e far quindi aumentare il numero dei positivi.

Il danno ambientale è invece molto più reale e visibile. La quasi totalità dei dispositivi abbandonati sono realizzati in fibre di polipropilene o poliestere, ovvero plastica, oppure in nitrile, lattice, Pvc o altri materiali sintetici. Tutti prodotti che abbandonati sui marciapiedi, nei parcheggi e ai bordi delle strade, quando piove rischiano di finire nei tombini, andando direttamente a inquinare fiumi, laghi e mari. Da sottolineare, oltre la tossicità dei materiali per l’ambente, il rischio reale che molti animali selvatici possano rimanere soffocati all’interno dei guanti o attraverso gli elastici delle nostre mascherine abbandonate.

Richard Thompson, professore di biologia marina dell’Università di Plymouth, che per primo ha coniato il termine “microplastica” nel 2004, ha dichiarato: “I governi chiedono a ogni cittadino di indossare una mascherina, ma questo non deve significare creare rifiuti. Manca una riflessione su ciò che accadrà a questi oggetti alla fine del loro ciclo di vita. Se questi prodotti vengono utilizzati per strada, dobbiamo insegnare alle persone come smaltirli”.

Come smaltire correttamente guanti e mascherine

Le linee guida dell’ISS nell’ultimo rapporto sono chiare. Se appartengono a persone non positive, bisogna trattare i DPI come rifiuti normali, quindi smaltirli negli appositi contenitori per l’indifferenziata, chiusi a loro volta in un sacchetto, in modo che non possano entrare in contatto con gli operatori ecologici durante il rituro dell’immondizia. Dove si fa la raccolta differenziata non c’è motivo di sospenderla.

Se i DPI appartengono a persone positive, o sottoposte a quarantena, devono essere utilizzati almeno due sacchetti l’uno dentro l’altro o in numero maggiore se poco resistenti. Utile l’utilizzo di un contenitore a pedale, in modo da evitare il contatto con materiale infetto. I sacchi contenenti i DPI vanno chiusi utilizzando guanti monouso e non vanno schiacciati. Il corretto smaltimento sarebbe giornaliero, secondo le procedure in vigore nel proprio Comune di residenza, considerandoli sempre rifiuti indifferenziati.

In entrambi i casi, conferma l’ISS, lo smaltimento finale dei DPI sarà effettuato  attraverso inceneritori e termovalorizzatori. Solo in questo modo il virus sarà completamente distrutto e si limiteranno il più possibile i danni all’ambiente.

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