13 progetti di architettura sostenibile per la riqualifica della città industriale di Ivrea.

 

Parla di architettura sostenibile, si chiama progetto Oculus e ha visto coinvolti giovani designer e architetti provenienti da ogni parte del mondo per lavorare alla creazione di nuove visioni in chiave sostenibile degli edifici Olivetti, sotto la guida dei professori Andreani e Sayegh della Harvard School of Design.

Il perché del progetto? Ci sono almeno due motivi per cui l’ex città industriale si interessa a un’architettura sostenibile e più consapevole.

Nel 2018 è entrata ufficialmente a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, con il titolo di “Ivrea, città industriale del XX secolo”. Parlare della Olivetti infatti non significa parlare solo della prima macchina da scrivere, o del Programma 101 (il primo personal computer utilizzato dalla NASA per mappare le traiettorie dell’Apollo 11). Significa parlare anche di una realtà dove avanguardia e innovazione facevano da perno all’intera filiera produttiva, considerata tra le più importanti al mondo. La Silicon Valley italiana per intenderci, almeno fino agli anni ‘60.

Altra ragione, raggiungere alcuni degli obiettivi fissati dall’Onu nell’Agenda 2030, dove al punto 11 si enuncia espressamente che è necessario “entro il 2030, potenziare un’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificare e gestire in tutti i paesi un insediamento umano che sia partecipativo, integrato e sostenibile. Potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo”.

La rinascita della città industriale

Dopo la morte di Adriano Olivetti, avvenuta nel 1960, l’azienda subisce un rallentamento. Pur non arrestando la produzione e l’impegno nelle attività di ricerca, di fatto rimane poco o nulla di quello che era un tempo il fiore all’occhiello dell’economia italiana. Con l’entrata degli azionisti (Fiat, Mediobanca e Pirelli sono solo alcuni dei nomi) il ruolo della famiglia diventa sempre più marginale e oggi è una società del gruppo di Telecom Italia che opera nel settore dell’informatica.

A partire dagli anni 2000, non sono però mancate le iniziative finalizzate a mantenere in vita quantomeno il ricordo e l’ideologia dell’Olivetti, anche in vista della presentazione della domanda per l’Unesco. Presero vita il Laboratorio-museo tecnologic@mente nel 2005, il Museo a cielo aperto e l’Archivio storico Olivetti.

Il riconoscimento ottenuto funge sicuramente da incipit a un processo di riqualifica dell’intera area industriale, che porta alla fondazione dell’Adriano Olivetti Leadership Institute nell’edificio ex Servizi Sociali Olivetti (1954-59).

Creato dai giovani Stefano Zordan e Silvia Manduchi, l’edificio ha ospitato di recente, in occasione del Festival dell’Architettura 2020, la mostra Olivetti Visions che ha raccolto tutti i lavori sostenibili nati dal progetto Oculus.  Tra i lavori selezionati emergono concetti di sostenibilità, innovazione, mobilità alternativa.

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Progetto del workshop realizzato da Deng Qingyue, esposto alla mostra. Propone l’utilizzo di auto autonome in condivisione, monopattini elettrici, e bus navetta. Il tutto in totale rispetto dell’ambiente.

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Elaborato del workshop realizzato da Jing Fan,Yang Yan, Liushi Xue, Rongdi Huang. Il progetto è intitolato “Human Experience” e propone spazi per un co-working ecologico.

Architettura sostenibile da nord a sud

Così come Ivrea, altre sei città sono state selezionate per ospitare il festival dell’Architettura 2020: si tratta di Bari, Roma, Reggio Emilia, Favara e Colle Val d’Elsa. Per tutte lo scopo è proprio quello di ricercare possibili metodi di intervento in materia di promozione dell’architettura contemporanea e favorire la diffusione di una qualità architettonica e urbanistica consapevole.

E per architettura consapevole si intende includere progetti che puntino all’efficienza energetica, all’utilizzo di materiali naturali, riciclati e riciclabili e all’attenzione dell’impatto della struttura sull’ambiente e all’utilizzo dell’acqua.

In base all’ultimo rapporto ISTAT pubblicato, inerente lo sviluppo sostenibile, si evidenziano evidenti progressi pari al 61% rispetto a 10 anni prima e del 48,1% rispetto all’anno precedente (si parla del 2019 rispetto al 2018). Numeri che “fanno ben sperare”.

Sembra che l’Italia stia percorrendo la strada giusta e “sostenibile”, sperando che progetti come questo possano essere d’esempio.

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