Cambiamento climatico: ecco il modo per affrontarlo riducendo le emissioni di CO2

Tra le varie proposte avanzate per arginare il cambiamento climatico, forse si è arrivati a una concreta soluzione. La causa principale di questo sconvolgimento delle temperature è il livello altissimo raggiunto dai gas serra presenti nell’atmosfera. Dagli scienziati di tutto il mondo è stata stabilita una frontiera oltre la quale la situazione potrebbe precipitare: l’incremento della temperatura globale di 1,5°C. Per fermare quindi il cambiamento climatico occorre gestire oculatamente le emissioni di CO2.

La tecnologia che “mangia” anidride carbonica

Varie ricerche di portata mondiale, compresa quella dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), sono concordi nel ritenere la tecnologia CCUS una valida soluzione al problema dell’alta presenza di CO2 nell’atmosfera. Una soluzione che può fermare finalmente il cambiamento climatico.

La cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (CCUS), attualmente è l’unico gruppo di tecnologie che contribuisce sia alla riduzione diretta delle emissioni nei settori chiave, sia alla rimozione della CO2 per bilanciare le emissioni che non possono essere evitate. Questa tecnologia, che “mangia” l’anidride carbonica e la ingloba, è una grande opportunità per cercare di arrivare alla famosa soglia delle “emissioni zero”.

I benefici apportati da un tale impianto tecnologico non finiscono qui, dato che potrebbe essere impiegato anche nel trattamento di altri tipi di scarti come le ceneri e le scorie prodotte dalla combustione di carbone e dalla termovalorizzazione di rifiuti urbani e i residui di costruzioni e demolizioni. Nell’impianto pilota ZECOMIX presso il Centro Enea di Casaccia di Roma, si stanno studiando anche possibilità di riuso di CO2 per la produzione di combustibili come metanolo e kerosene.

Il caso Norvegia

Lo scorso settembre la Norvegia ha segnato un punto di svolta nello sviluppo di tale tecnologia. Il primo ministro Erna Solberg e il suo governo hanno stanziato 16,8 miliardi di corone (1,8 miliardi di dollari) per il progetto “Longship”: un impianto che catturerà l’anidride carbonica rilasciata da un cementificio e da un impianto di termovalorizzazione. La tecnologia CCUS è già presente in Norvegia, con il progetto Sleipner, primo al mondo del 1996 e Snohvit del 2008; ma quello del cementificio di Brevik sarebbe il primo in assoluto per un impianto di quel genere.

I problemi di questa tecnologia

Le infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio di CO2 in modo sicuro e affidabile saranno essenziali per il lancio delle tecnologie in questione. Lo sviluppo di questi laboratori potrebbe contribuire anche ad abbassare i costi, ancora ingenti, ma già in rapido calo. Indipendentemente dai costi, occorrerà che i governi adottino delle politiche che agevolino un mercato sostenibile e praticabile per le tecnologie CCUS. Dall’altro lato anche le industrie dovranno cogliere l’opportunità.

Negli ultimi tre anni sono stati annunciati piani per più di 30 strutture CCUS commerciali, dislocate principalmente in Europa e negli Stati Uniti, ma anche in Australia, Cina, Corea, Medio Oriente e Nuova Zelanda. I progetti complessivi si stanno avvicinando a un investimento complessivo di circa 27 miliardi di dollari, più del doppio di quanto pianificato nel 2017.

Cambiamento climatico: anche l’Italia è protagonista

Anche l’Italia partecipa da protagonista agli sforzi internazionali in atto per far sì che la CCUS sia percorribile economicamente, preservando l’ambiente e la nostra salute. Le ricerche di ENEA si basano sulla tecnologia CCUS vagliando la possibilità di produrre anche materiali di qualità e a basso costo da impiegare nella cantieristica stradale, dallo stoccaggio della stessa anidride carbonica. Inoltre non va dimenticato che nel nostro Paese le emissioni di CO2 sono in calo del 17% rispetto al 1990 (secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e per la Ricerca Ambientale).

Il countdown di New York

Contestualmente, bisognerebbe pensare anche allo sviluppo dell’economia circolare, in grado di progettare processi industriali a riciclo completo di rifiuti, materiali ed energia utilizzata. Anche questi procedimenti, infatti, potrebbero concorrere a mantenere pulita l’aria che respiriamo e ci fornirebbero prodotti che altrimenti dovremmo creare inquinando.

L’attuazione collettiva di queste tecnologie CCUS potrebbe fermare l’inesorabile orologio che dal 26 settembre scorso, sulla Union Square di New York, sta scandendo il tempo che resta al nostro pianeta prima di arrivare alla “scadenza”: 1° gennaio 2028. Mancano solo poco più di 7 anni.

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