Le soluzioni ai cambiamenti climatici sono già qui. Ecco come funzionano e quali Paesi le hanno già adottate.

Quando una nazione inizia a progredire, il suo principale obiettivo è prosperare economicamente. Le soluzioni ai cambiamenti climatici non sono la loro priorità, ma arrivano solo in un secondo momento. Possiamo quindi affermare che l’inquinamento deriva dall’energia prodotta dal progresso. Fin quando mancheranno le risorse per produrre energia più pulita, si continuerà a utilizzare quella più facile da produrre. Questo accade per una ragione molto semplice: finché uno Stato non diventa ricco, la popolazione si preoccupa più di come sopravvivere, che dei problemi dell’ambiente.

Cercare soluzioni per inquinare meno non è dunque la priorità. Solo quando sarà possibile investire in una tecnologia che consenta di produrre energia più pulita, quelle più inquinanti verranno via via abbandonate.

E sono proprio le tecnologie oggi disponibili quelle che consentono già oggi di offrire soluzioni ai cambiamenti climatici. Vediamone alcune.

1. La decarbonizzazione

Ovvero eliminare sempre più il carbone per produrre energia. Ad esempio, introducendo una tassa sul carbone per renderlo meno conveniente e scoraggiarne l’utilizzo. L’idea di mettere una tassa sul carbone non è nuova. La proposta è stata infatti sottoscritta da più di 2.600 economisti, tra cui anche 19 premi Nobel, nella Dichiarazione degli economisti sui cambiamenti climatici pubblicato nel 1997. Secondo i firmatari, questa tassa deve aumentare di anno in anno fino alla riduzione degli inquinanti. Seguendo questa proposta, la Danimarca diventerà carbon neutral entro il 2025.

2. La riforestazione

Aumenta l’assorbimento di CO2 nell’aria, incentivando la coltivazione di piante che assorbono molta anidride carbonica. È la strada perseguita da Cina e India. Questi due Paesi, infatti, oltre a utilizzare l’agricoltura intensiva, stanno realizzando anche un programma di riforestazione. In particolare, la Cina ha piantato il 25% in più degli alberi a partire dal 2000 fino ad arrivare ad oggi. I risultati di tutto questo sono visibili dallo spazio, grazie ai dati forniti dalla NASA. Gli sforzi per riforestare il nostro pianeta hanno portato ad aumentare del 5% le aree verdi: per capirci, è l’equivalente dell’intera foresta amazzonica.

3. Il biochar

È la trasformazione della biomassa in carbonella da sotterrare. Si è scoperto che questo materiale non è dannoso per le piante e permette di catturare il 5% delle emissioni dei trasporti all’interno dell’UE. Oltre a ciò, trattiene l’acqua (fronteggiando, così, i periodi di siccità) e disinquina i terreni pieni di sostanze tossiche. Già gli antichi Indios del Brasile lo utilizzavano per rendere più coltivabili i loro terreni. In Italia, invece, il suo uso è recente. Il 12 agosto 2015 è stato inserito nella Gazzetta Ufficiale tra gli ammendanti usabili in agricoltura, grazie alla sollecitazione dell’Associazione Italiana Biochar (ICHAR). Un esempio virtuoso del suo utilizzo si trova nel nostro Paese con “La Fattoria dell’Autosufficienza” sull’Appennino romagnolo. Fuori dall’Italia, invece, c’è il Stockholm Biochar Project, lanciato nel marzo 2017. Si stima che non verranno, così, immesse nell’aria  25.200 tonnellate di CO2, paragonabili a quelle prodotte da circa 3.500 auto. I ricavi previsti dall’investimento saranno pari a 854.000 euro. Un ulteriore motivo per diffondere l’utilizzo di biochar anche nel nostro Paese

4. La cattura e lo stoccaggio della CO2 (BECCS)

Utilizzando la biomassa delle piante si può creare energia tramite la combustione o la fermentazione. Attraverso alcuni processi, il carbonio rilasciato nell’atmosfera viene da qui sottratto per poi essere sotterrato, in modo da impedirne il ritorno nell’aria. Attualmente, vi sono 5 impianti di questo tipo che, in totale, riducono la CO2 di 1,5 milioni di tonnellate all’anno. Questi i risultati dell’ultimo rapporto del Global CCS Institute, un think tank internazionale che mira ad accelerare la creazione di impianti di cattura e stoccaggio di CO2. In particolare, l’unico impianto BECCS su larga scala attualmente presente si trova nell’Illinois e riesce a sottrarre dall’aria una tonnellata di CO2. A seguire, vi sono gli impianti di Kansas Arkalon, Bonanza CCS, Husky Energy CO2 Injection e Farnsworth, tutti situati negli USA. Al di fuori degli Stati Uniti, altri impianti di questo tipo si trovano in Giappone (Mikawa Power Plant), in Gran Bretagna (Drax Power Plant ) e in Norvegia (Norwegian Full-Chain CCS).

5. La bioenergia rigenerativa

Si tratta di un tipo di coltivazione che migliora la qualità dei terreni catturando la CO2. In poche parole, è l’Agricoltura Organica e Rigenerativa. Questo trattamento consente di riusare gli scarti agricoli per produrre anche biogas. Stiamo parlando di una nuova tecnica nata nel Sudamerica che si sta diffondendo in Italia grazie al contributo dell’ONG Deafal. Tra i vari corsi promossi da quest’ente vi sono quelli per gli agricoltori dell’Emilia Romagna e delle Marche. C’è un particolare progetto che si sta svolgendo presso San Vito dei Normanni, intitolato XFarm. Si tratta di una fattoria sociale che usa questa tecnica rigenerativa sui terreni sottratti alle mafie. Il risultato è la produzione dell’olio “Manifesto”.  Un’altra realtà che ricorre all’agricoltura rigenerativa è la Novamont a Porto Torres in Sardegna che usa le bioplastiche. Questa azienda sta sviluppando delle essenze vegetali per rendere i terreni più fertili, catturando insieme la CO2.

6. L’ingegneria climatica

Questa strategia sfrutta l’azione di sostanze come il solfato o la calcite, per pulire l’aria e per assorbire CO2 dagli oceani. In tal modo, si evita la loro acidificazione. Molte sono le soluzioni proposte da quest’area della scienza. Ad esempio, si possono spruzzare queste sostanze nella stratosfera. In questo modo, la luce del Sole viene riflessa. Il risultato è la diminuzione della temperatura della Terra. Come per la tassa sul carbone, nemmeno l’ingegneria climatica è nuova: il primo rapporto di questo genere lo ha ricevuto il Presidente americano Johnson nel 1965.

Non resta, dunque, che incentivare la realizzazione di queste soluzioni, anche in vista del raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

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