L'Eritrea mette al bando l'infibulazione

By 16 Aprile 2007 Marzo 5th, 2017 Attualità

Circoncisione femminile, escissione, infibulazione “faraonica”, sono tutti tipi di mutilazione genitale cui le donne da secoli sono sottoposte in alcuni paesi dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia. Dal 5 aprile il governo eritreo ha finalmente compiuto un passo importante per cercare di mettere fine a questa pratica. Lo ha fatto con il Proclama 158/2007, che mette al bando qualsiasi tipo di mutilazione genitale femminile, punendo e arrestando i trasgressori.

La pratica, da molti ritenuta legata alla religione islamica, ma in realtà esistente e radicata nella zona ben prima dell’avvento dell’Islam, colpisce al giorno d’oggi circa il 90% delle donne eritree, così come di altri paesi come Egitto, Sudan, Mali, ma anche asiatici come nel caso di Indonesia, Pakistan o Malesia. Si calcola che in tutto siano circa 140 milioni le donne, musulmane e cristiane, che hanno dovuto subire la mutilazione genitale, nelle varie forme in cui è praticata.

Non solo oggi è un’usanza inaccettabile sotto il punto di vista dei diritti umani, ma risulta anche molto dannosa per la salute delle donne. Spesso, infatti, l’infibulazione è praticata senza le minime precauzioni igieniche, con vecchie lame di rasoi e senza curarsi di possibili infezioni. In questo modo la vita di queste donne risulta compromessa, senza contare l’umiliazione e il dolore fisico.

La decisione di Asmara dovrebbe far riflettere tutti i governi di quegli stati in cui la mutilazione genitale femminile è ancora tollerata, e potrebbe aprire la strada ad una presa di coscienza generale circa la gravità del fenomeno e delle sue conseguenze sulla vita delle donne.

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