Iraq: al-Qaeda è sempre più isolata

By 25 Gennaio 2008 Marzo 5th, 2017 Attualità

La guerra è sempre guerra. Gli iracheni lo sanno da decenni. Solo per parlare degli ultimi 20 anni, la terra che una volta fu simbolo e portatrice di civiltà e prosperità, l’antica Mesopotamia, ha assistito ad almeno tre conflitti armati di grandi proporzioni. Prima venne la disastrosa guerra (1980-1988) con l’Iran; in seguito l’invasione del Kuwait che portò alla Prima Guerra del Golfo (1991), fulminea nei tempi, ma devastante quanto a perdite di vite umane; infine, nel 2003, l’attacco statunitense, la caduta del regime di Saddam Hussein, e lo sprofondamento in un mix di guerra civile e contro l’invasore straniero. Con un nuovo elemento di destabilizzazione: al-Qaeda.

Il 2008 inizia però con qualche novità importante per l’Iraq, novità che fanno sperare in un miglioramento della situazione. In un Paese diviso a metà tra sciiti e sunniti, con i curdi pronti a rivendicare la loro fetta di potere; tra filo-baathisti che non vogliono rassegnarsi ad essere sconfitti egli oppressi di ieri che ora cercano vendetta; tra filo-iraniani e filo-occidentali… In un Paese la cui unità nazionale sembra essere solo di facciata, ma in realtà ridotta ai minimi termini, in cui il terrorismo internazionale di matrice islamica (cioè la galassia di piccoli e grandi movimenti terroristici che, per una banale semplificazione mediatica e politica, va oggi sotto il nome di al-Qaeda) ha trovato uno sfondo ideale per poter operare senza troppe interferenze, qualcosa sta cambiando.

Le due principali fazioni sciite, lo SCIRI di al-Hakim e le brigate al-Mahdi di Muqtada al-Sadr, entrambe dotate di consistenti eserciti armati e spesso in lotta –tra di loro da un lato e contro la controparte sunnita dall’altro- hanno annunciato di voler unire gli sforzi. Non solo: insieme alla maggioranza sciita si schiera anche il movimento degli “Awakening Councils”, formato dai capi tribù sunniti e con più di 80 mila membri. Obiettivo: sconfiggere una volta per tutte il terrorismo di matrice sunnita, con l’ausilio delle Forze statunitensi, e camminare insieme verso una ambita stabilizzazione. Se prima i sunniti iracheni erano accusati di appoggiare il terrorismo in chiave anti-sciita, uccidendo i fratelli e connazionali sciiti in una atroce guerra intestina, adesso si è intrapresa la via dell’unità. Certo, in un teatro come quello iracheno è d’obbligo il condizionale e tutto va trattato con le pinze, ma la notizia ha davvero del sensazionale. Dall’inizio del conflitto non si era mai arrivati ad una simile visione di vedute unitaria.

Qualcosa sta cambiando, forse si torna verso processi di democratizzazione concreti. Movimenti terroristici di varia natura cercano di lasciare il Paese nel caos, ma adesso sarà più difficile. Dall’unità mostrata in queste settimane potrebbe davvero prendere piede una svolta per uscire dal pantano.

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