Cuba: più libertà nelle telecomunicazioni

di 31 Marzo 2008Marzo 5th, 2017Attualità

Anche Cuba, nazione tristemente famosa per il regime castrista, dittatoriale e intransigente, inizia a cedere il passo a timidi, ma significativi spiragli di libertà. E’ di questi giorni, infatti, la storica autorizzazione con la quale il presidente Raul Castro, successore di Fidel, ha consentito ai cubani il possesso e l’uso dei telefoni cellulari, finora riservati solo ai turisti e ai funzionari del governo. L’annuncio è arrivato venerdì 28 marzo dalla Etecsa, la compagnia telefonica nazionale. La società, che opera in regime monopolistico, ha comunicato di essere “nelle condizioni di prestare alla popolazione locale il servizio di telefonia cellulare, che sarà fornito attraverso un contratto personale secondo la modalità del prepagamento”. Già nel febbraio scorso Raul Castro, nel suo discorso di insediamento all’Assemblea nazionale, aveva annunciato che il governo avrebbe abolito “alcuni dei divieti che limitano la vita dei cittadini” cubani.

Di conseguenza pochi giorni fa, il 25 marzo, il governo dell’isola aveva annunciato la rimozione del divieto di acquisto da parte dei cubani di computer, lettori dvd, televisori a schermo piatto e forni a microonde, liberalizzando inoltre la vendita di piccoli attrezzi agricoli. Secondo i programmi di liberalizzazione e modernizzazione previsti, nel 2009 i cubani, visto l’aumento delle disponibilità di energia elettrica, potranno entrare in possesso anche di condizionatori d’aria.

Si spera che queste innovazioni positive possano costituire un primo passo verso una crescita democratica dell’isola, basata su libertà civili e pluralismo di comunicazione e di espressione. Così anche a Cuba, finora ultimo baluardo del comunismo di stato, si potrà respirare il vento della modernità e delle nuove tecnologie: una rivoluzione di costume che porrà il paese in linea con i tempi, mettendolo in comunicazione.

Di questa conquista sociale e culturale saranno felici soprattutto i giovani cubani perché si sentiranno meno arretrati rispetto ai coetanei sparsi sulla superficie del globo e saranno meno isolati, anche se la strada verso una completa democrazia è appena iniziata. L’auspicio di tutti è che si realizzi il grande sogno che Giovanni Paolo II auspicò nel 1998, durante la celebrazione eucaristica tenutasi nella piazza della Rivoluzione a L’Avana: “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”.

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