L’Italia insiste per entrare nel '5+1'

By 13 Giugno 2008 Marzo 5th, 2017 Attualità

La visita di Bush a Roma non ha confermato né smentito l’ipotesi che l’Italia possa entrare a far parte del gruppo dei “5 + 1” (i 5 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, vale a dire Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna, più la Germania), il gruppo di Paesi che trattano con l’Iran riguardo il suo progetto di programma nucleare. La richiesta è stata resa ufficiale dal governo italiano tramite il Ministro degli Affari Esteri Frattini, ma ha incassato subito il secco no della Germania. Il Presidente statunitense Bush ha tuttavia lasciato aperto qualche spiraglio, facendo intendere che ancora non è detta l’ultima parola.

In realtà i nodi da sciogliere sarebbero tanti, a partire dell’effettiva utilità di un gruppo di negoziatori che, a conti fatti, ha finora ottenuto ben pochi risultati. I negoziati paiono essere ad una situazione di stallo totale, sia per l’intransigenza di Teheran e la sua inamovibilità rispetto alla sua attuale posizione, sia per il poco margine di manovra che il “5 + 1” offre all’Iran. A parte questa considerazione circa l’efficacia dell’azione diplomatica del gruppo, rimane il fatto che per l’Italia l’ingresso sarebbe un riconoscimento internazionale molto importante. L’Italia è, insieme alla Germania, il primo partner commerciale occidentale dell’Iran, in un periodo in cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno praticamente interrotto i rapporti commerciali con il Paese. Da questo punto di vista, sarebbe dunque quasi legittimo che il nostro Paese entrasse a far parte del gruppo di negoziatori, oltre ad essere un vantaggio il fatto che, avendo rapporti privilegiati con l’Iran, potrebbe dare un aiuto importante per la risoluzione delle controversie per vie diplomatiche e politiche.

A frenare il possibile coinvolgimento dell’Italia vi è però la Germania, la quale ambisce a diventare il sesto stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Dal momento che anche l’Italia ha tale ambizione, Berlino non vorrebbe che questa concorrenza diventi legittimata dal nuovo eventuale ruolo italiano nella questione del nucleare iraniano.

C’è da dire anche che il nuovo governo italiano sta impegnandosi in una serie di dichiarazioni di intenti riguardanti la posizione del nostro Paese in teatri di guerra come l’Afghanistan e l’Iraq. A differenza del caso libanese, in questi due Paesi è tuttora in corso un’attività bellica comandata dagli Stati Uniti. Soprattutto nel caso dell’Afghanistan, la situazione sul fronte va peggiorando e Washington ha più volte fatto appelli alle forze impegnate perché incrementino i loro contingenti. Ecco allora che un eventuale aumento delle truppe italiane a sostegno degli Stati Uniti, o anche un cambiamento delle regole di ingaggio che permettano ai nostri soldati di essere più operativi, potrebbero essere la chiave di volta affinché gli Stati Uniti si schierino definitivamente a favore dell’ingresso italiano nel “5 + 1”.

Infine una considerazione di carattere strategico: è possibile rifiutarsi di incontrare ufficialmente Ahmadinejad, come ha fatto il nostro governo in occasione della visita a Roma del Presidente iraniano per il vertice della FAO, e nello stesso tempo voler entrare a far parte dei negoziatori con l’Iran? Se l’Italia supererà anche contraddizioni di questo tipo, potrebbero aumentare le possibilità di un suo coinvolgimento nel processo diplomatico.

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